La Città del Sole di Tommaso Campanella diventa patrimonio di tutti

0
484

Agenpress. Una città governata dal Sole col sostegno di Potenza, Sapienza e Amore. Una città di forma circolare che si erge su una collina, circondata da sette mura fortificate. Sette come i pianeti da cui prendono nome e come le lampade che illuminano il Tempio del Sole che domina la Città.

Sette come le immagini di tutte le forme di conoscenza che gli uomini si sono dati nei secoli. Ecco l’isola di Taprobana. In essa sorge la Città del Sole, che l’illustre “figlio di Stilo”, Tommaso Campanella raffigurò in Civitas Solis idea republicae philosophica, l’opera che ha reso famoso il filosofo calabrese, che condivide con Platone, Francesco Bacone, Tommaso Moro, e poi con Jonathan Swift, H.G. Wells, Aldous Haxley e molti altri l’idea che una società perfetta sia possibile.

Ed oggi, esattamente dopo cinque secoli dalla pubblicazione dell’Utopia di Moro (1516) e quattro dopo la prima edizione de La Città del Sole, la Biblioteca comunale di Trento, che detiene la prima edizione nota del manoscritto del 1602, in collaborazione con Wikimedia Italia, ha reso disponibile il testo con licenza libera sulle pagine di Wikisource, il progetto gemello di Wikipedia, che rende fruibili a tutti documenti storici liberi da copyright.

Nel 1597 altre accuse e di nuovo l’obbligo di tornare in Calabria, dove ideò la sua opera principale “La Città del Sole”. In essa l’indomito frate domenicano esprimeva le sue idee politiche e il suo modello di società ideale, una specie di repubblica democratica governata da saggi, in cui ogni bene è comune a tutta la popolazione e tutte le scienze, le religioni, la Chiesa e i Principi sono tra loro in armonia, in assoluta libertà e rispetto reciproci.

In quest’opera però Campanella ebbe anche l’ardire di considerare Gesù Cristo un grande saggio, ammirato e onorato, senza però definirlo esplicitamente Dio, e quello di mettere l’astrologia e l’alchimia sullo stesso livello delle altre scienze.

“Sorge nell’alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano – scrive il frate nella sua Opera – i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più, e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano. E’ la città distinta in sette gironi grandissimi, nominati dalli sette pianeti, e s’entra dall’uno all’altro per quattro strade e per quattro porte, alli quattro angoli del mondo spettanti; ma sta in modo che, se fosse espugnato il primo girone, bisogna più travaglio al secondo e poi più; talché sette fiate bisogna espugnarla per vincerla. Ma io son di parere, che neanche il primo si può, tanto è grosso e terrapieno, ed ha valguardi, torrioni, artelleria e fossati di fuora”.

Elia Fiorenza

Commenti