E’ Morto Danilo Mainardi. Studiò il comportamento degli animali

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Agenpress – Milanese, laureato in Zoologia a Parma nel 1956 e poi docente all’Università veneziana di Ca’ Foscari, Danilo Mainardi fu tra i primi ad avvalersi di documenti filmati per studiare come gli animali sociali affrontano determinati problemi.  Li descrive come se stesse parlando di altri esseri umani, senza usare un tono accademico, pur essendo uno dei più stimati etologi nel panorama scientifico internazionale.

Era nato a Milano il 25 novembre 1933. Mainardi, 83 anni, era anche docente all’università veneziana di Ca’ Foscari. E’ stato a lungo collaboratore del Corriere della Sera oltre a diverse partecipazione televisive.

Mainardi è anche stato autore di circa 200 libri, tra cui Il cane secondo me (2010), L’animale irrazionale. L’uomo, la natura e i limiti della ragione (2000) e Dizionario di etologia (1992). L’ultima sua opera, La città degli animali, era uscita nel 2016. L’etologo era ospite frequente di trasmissioni televisive come Quark, condotto dall’amico Piero Angela.

L’attività scientifica di Mainardi si è incentrata soprattutto sull’evoluzione del comportamento sociale e sessuale degli animali, concentrandosi in particolare sullo stadio infantile. L’etologo sosteneva che è grazie all’imprinting che i cuccioli davano forma alle preferenze sessuali, sociali e alimentari.

Lo scienziato milanese ha inoltre sostenuto la validità della pet therapy, rimarcando come il contatto dell’uomo con certi animali produca benessere psico-fisico.

L’intelligenza animale – Uno dei meriti di Mainardi è stato quello di “estendere” il concetto di intelligenza oltre la sfera umana, analizzandone le declinazioni nel regno animale. L’originalità del suo metodo d’indagine, adottato poi da numerosi suoi colleghi, è l’impiego di documenti filmografici attraverso i quali osservare il comportamento animale di fronte a un problema da risolvere.

Storia naturale della cultura – Tali ricerche hanno portato alla scoperta che anche le specie animali posseggono in una certa misura la capacità tipica dell’uomo di “creare” cultura, di trasferire cioè da un individuo a un altro soluzioni di problemi e innovazioni. Da qui il delinarsi di una “storia naturale della cultura”, descritta nel libro L’animale culturale (1974), in cui Mainardi traccia un percorso evolutivo al cui vertice si posiziona la specie umana.

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