Eutanasia, testamento biologico e suicidio assistito. Qual è il punto in Italia

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Agenpress – Dopo il caso Welby, e il caso Englaro, è la volta di DJ Fabo, suicidatosi  in Svizzera, in quanto tetraplegico e cieco da tre anni.
Finora, in questa Legislatura, a Camera e Senato sono state presentate in tutto 8 proposte di legge in relazione alla possibilità di ricorrere alla pratica dell’eutanasia, nonché sul testamento biologico; tra queste, una è di iniziativa popolare. Tutte sono rimaste letteralmente bloccate in Parlamento.
Quindi a che punto è l’Italia con la disciplina legislativa della materia in questione? In particolare, vista la complessità etica e giuridica della materia, la questione è non solo delicata, ma anche eterogenea: mancano discipline complete su più fronti, ovvero in materia di eutanasia, di testamento biologico e di trattamenti sanitari obbligatori.
Non potendoci addentrare nella valutazione delle singole questioni, proviamo almeno a capire quale sia la differenza intercorrente tra le diverse  questioni menzionate.

Eutanasia: cosa si intende?

Si definisce eutanasia la pratica medica che induce la morte di un soggetto, senza tuttavia provocargli dolore. Ciò può accadere, su richiesta del medesimo soggetto e quindi con suo consenso, qualora sia affetto da patologie insanabili o che lo costringano a vivere un vita non dignitosa, secondo il suo personale intendimento.
La pratica può essere esercitata mediante omissione, quindi con la sospensione di un trattamento sanitario necessario al mantenimento in vita del soggetto, oppure la somministrazione di una sostanza letale.

Suicidio assistito: cosa si intende?

Il suicidio assistito, invece, consiste nell’atto compiuto volontariamente e autonomamente daun soggetto che non solo sia i grado di intendere e volere, ma anche provvisto di capacità motorie. Tuttavia, l’atto di morte viene compiuto con l’assistenza di familiari o personalemedico nelle sue attività preparatorie.

Testamento biologico: cosa si intende?

Il testamento biologico, invece, è la dichiarazione anticipata di volontà di trattamentisanitari, nel caso in cui il soggetto scrivente incorra in futuro in una condizione di totale incapacità di intendere e volere. Praticamente, è la dichiarazione anticipata di di quali trattamenti sanitari a cui il soggetto vorrà sottoporsi in quel caso. Questo documento può supportare il personale medico e le famiglie del paziente nella decisione del trattamento terapeutico da riservargli, in coerenza con le idee di dignità, salute e vita del soggetto. Ciò è possibile giuridicamente mediante l’estensione del consenso informato.
I problemi giuridici riscontrati in sede di discussione delle proposte di legge furono i seguenti:

  • le modalità di tutela dei diritti di paziente e medico, in caso di obiezione di coscienza;
  • la definizione degli stati vegetativi;
  • la definizione di “terapia” e  il concetto di “sproporzione”;
  • le modalità con cui fissare il riconoscimento della validità di un testamento biologico, ed in base a quali criteri (carta prestampata, redazione dinanzi ad un notaio, scritto privato);
  • le modalità e gli enti competenti a risolvere eventuali conflitti interpretativi sul contenuto del documento testamentario.

Qual è il panorama legislativo italiano?

Il presupposto giuridico che sta alla base della discussione sul fine vita consiste nel principio di indisponibilità della vita intesa come bene giuridico. Di conseguenza, ogni qual volta si parli di eutanasia si fa riferimento al bilanciamento tra codesto principio di indisponibilità della vita e il diritto all’autodeterminazione di ciascun individuo, anche in termini di consenso e rifiuto di trattamenti sanitari.

Costituzione italiana

Nei diritti inviolabili dell’uomo riconosciuti dall’art. 2 della Costituzione, rientra ovviamente anche quello all’autodeterminazione. Le altre conseguenze derivano dalla lettura in combinato disposto degli articoli 13 e 32 della stessa Carta costituzionale, in tema di inviolabilità della libertà personale e del diritto alla salute di ciascun individuo, nonché del diritto al rifiuto di subire trattamenti sanitari contro la propria volontà, se non nei casi previsti

 

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