Consip. Al Senato la mozione di sfiducia al ministro Luca Lotti, ma i numeri non ci sono

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Agenpress  – E’ il giorno della sfiducia a Luca Lotti al Senato per il caso Consip. Alla base della mozione di sfiducia c’è l’indagine partita da Napoli, e arrivata per competenza a Roma, sulle presunte irregolarità in alcuni appalti della Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione. Il ministro è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio a seguito delle dichiarazioni ai pm dell’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che avrebbe raccontato di esser stato avvertito dell’indagine penale della procura, tanto da disporre anche una bonifica degli uffici.

Classe nel 1982, Lotti è cresciuto politicamente nelle file della Margherita prima e del Pd poi. Nel 2005 venne chiamato a collaborare con lo staff dell’allora presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi. Scelto come sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante il governo Renzi, è stato nominato ministro per lo Sport lo scorso 12 dicembre 2016 dall’attuale premier Paolo Gentiloni.

A Palazzo Madama, secondo i calcoli dei Dem, i “no” alla sfiducia dovrebbero essere tra i 148 e i 150, contro gli 86 sì dei Cinque Stelle. I voti contro la sfiducia potrebbero salire se i verdiniani di Ala decidessero di restare in Aula, ma tra i Dem c’è chi auspica che lascino l’emiciclo, per non dare l’impressione che il ministro venga aiutato da Verdini. Usciranno invece dall’Aula Forza Italia e i 14 bersaniani di Mdp che presentano una mozione in cui si chiede di ritirare le deleghe al ministro fin quando non sarà chiarita la vicenda.

Bersani chiede “un passo di lato”, ma Speranza chiarisce: “Non parteciperemo al voto sulla mozione M5s”. Nel Pd Mirabelli parla di “mina contro il governo”, mentre Emiliano spinge per le dimissioni.

Lotti interverrà prima del voto in Aula per respingere le accuse del M5s. Il suo, secondo fonti Pd, sarà un intervento breve, chiaro e netto. Per ribadire che è “totalmente estraneo” alla vicenda Consip e soprattutto che non hanno alcun fondamento alcune delle “imputazioni” che i Cinque Stelle elencano nella loro mozione, in alcuni casi citando indiscrezioni di stampa. Il ministro, spiegherà quindi di non aver mai rivelato segreti d’ufficio né conosciuto Romeo. Tra l’altro, sottolineano senatori Pd, l’inchiesta risale a tre mesi fa: perché non hanno presentato la sfiducia allora?

 

 

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