Processo penale. ok Senato 156 si, 121 no. Penalisti: fiducia, scelta autoritaria e antidemocratica del  Governo

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Agenpress – Con 156 sì, 121 no e un solo astenuto passa nell’Aula del Senato la riforma del processo penale con il voto di fiducia.

Il testo, già approvato alla Camera il 23 settembre 2015, essendo stato modificato, torna ora all’esame di Montecitorio.

Con il voto di fiducia del Senato Governo e Parlamento “archiviano” la seconda lettura del ddl di riforma del processo penale, licenziata per l’Aula dalla commissione Giustizia di palazzo Madama ad agosto 2016, mentre il via libera della Camera risale al settembre del 2015. Il cammino parlamentare della riforma è stato ostacolato dalle polemiche di Anm e penalisti, che proprio oggi criticano il ricorso alla fiducia, affermando che “non si era mai verificato che su una legge di riforma in materia penale, così complessa e articolata, che incide in profondità sui principi del giusto processo e su fondamentali istituti del diritto sostanziale, venisse posta la fiducia”.

“Sottrarre il ddl di riforma in materia penale al confronto e alla discussione del Parlamento costituisce una gravissima lesione di fronte alla quale i penalisti italiani non intendono tacere, e rappresenta una intollerabile mancanza di rispetto per le regole basilari di metodo e per i principi che devono caratterizzare la funzione legislativa quando essa incide su fondamentali diritti costituzionali”.

“L’Avvocatura penale ha già proclamato, per queste ragioni, l’astensione dalle udienze e da ogni attività nel settore penale dal 20 al 24 marzo; di fronte al persistere di queste scelte autoritarie e antidemocratiche imposte dal Governo, per logiche di natura politica orientate certo molto più al regolamento di equilibri di forza interni, che all’interesse dei cittadini e del sistema giustizia, tutta l’Avvocatura ha il dovere morale e civile di opporsi con tutti i legittimi mezzi a propria disposizione nelle aule di giustizia e nella società civile, anche valutando forme più incisive e prolungate di protesta”, conclude l’Unione camere penali.

 

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