Minzolini. Al Senato l’esame di incandidabilità. “Sono pronto a bere la cicuta. Pronto a dimettermi”

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Agenpress –  “Qualunque sia l’esito del voto un attimo dopo rassegnerò le dimissione da senatore. Dopo però non prima perché voglio appunto che il Senato si esprima su un caso che io considero, con tutto il rispetto che posso avere per la magistratura, una grande ingiustizia”.

Così in Aula del Senato interviene il senatore Augusto Minzolini che si dice “vittima di una vicenda kafkiana”. “Alla fine di questo calvario”, aggiunge “sono convinto che la battaglia intrapresa vada al di là della mia persona”.

“Sono convinto che – prosegue – certe incongruenze rappresentino occasione per fare punto sulla giustizia e la democrazia nel nostro Paese”. Poi Minzolini sottolinea che “queste battaglie per essere efficaci” devono essere “sterilizzare da interesse personale. Debbono essere solo battaglie di principio”.

“Sono pronto a bere la cicuta”, ha aggiunto invitando i parlamentari a non prendere “decisioni ipocrite e pilatesche” e ha citato una frase che gli disse “qualche tempo fa Antonio Di Pietro” e cioè che “la politica porta guai…”.

Minzolini è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione per peculato, per l’uso indebito della carta di credito aziendale di cui aveva disponibilità come direttore del Tg 1.  La proposta della Giunta delle Elezioni, come spiegato dalla relatrice Doris Lo Moro, è di dichiarare decaduto dal mandato parlamentare l’esponente azzurro, per incandidabilità sopravvenuta.

Nella parte conclusiva della sua relazione la Lo Moro ha sottolineato: “Nella relazione che voi leggerete, che riguarda un collega e il rispetto che dobbiamo ai colleghi ci porterà tutti a leggerla, ci sono anche parole che definirei di simpatia nei confronti del senatore Minzolini, che si è comportato in maniera assolutamente corretta nei confronti dei colleghi e nei miei confronti”.

“Il rammarico con cui chiudo questa vicenda – ha aggiunto -è che il senatore Minzolini ritiene di avere trovato lungo la sua strada un ex parlamentare giudice da cui si è sentito maltrattato mentre oggi si trova invece ad avere a che fare con un ex giudice parlamentare che conclude per la sua decadenza. Mi dispiace sul piano personale, ma sono abituata all’applicazione della legge e, davanti alla necessità di applicare la legge, neanche la simpatia e i rapporti personali mi portano ad essere in alcun modo titubante”.

Il gruppo del Pd dà ai suoi senatori libertà di coscienza. Cioè i parlamentari Dem potranno decidere liberamente se accogliere o meno la proposta della Giunta per le Immunità.

Il gruppo di FI del Senato presenta tre ordini del giorno per evitare che l’Assemblea si pronunci sulla decadenza, firmati da quasi tutto il gruppo di Forza Italia e da Ala, con la sottoscrizione di Ciro Falanga.

Uno punta a far tornare in Giunta per le Immunità la vicenda, l’altro a respingere la deliberazione della Giunta che a luglio decise di proclamarlo decaduto dall’attività di parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato. Il terzo propone di respingere la deliberazione di quest’ultima che nel luglio scorso aveva dichiarato l’ex giornalista decaduto dal mandato di parlamentare.

 

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