Voucher. Brunetta (FI). Abolizione errore fondamentale per le politiche del lavoro

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Agenpress – “L’abolizione totale dei voucher rappresenta un errore fondamentale per le politiche del lavoro poiché esso priva di una flessibilità al margine un mercato che continua ad essere rigido, e che proprio per questo continua ad essere in larga parte sommerso”.

E’ quanto afferma Renato Brunetta, capogruppo Forza Italia alla Camera dei Deputati.

“Il voucher era stato introdotto dal secondo governo Berlusconi (e poi rafforzato nel terzo governo Berlusconi) a seguito delle proposte di Marco Biagi per intercettare quei lavori occasionali e saltuari che vengono fatti sia presso le imprese sia presso le famiglie e che tendono ad essere in nero.

Occorre ricordare ai più che il voucher era di 10 euro lordi ma che comprendeva una protezione pensionistica ed una assicurativa. Era quindi la maniera per garantire un lavoro sicuro ed una prima contribuzione pensionistica (oppure per alimentare quella in corso). La filosofia era: meglio un lavoro qualsiasi in chiaro che un lavoro in nero. Nasceva, inoltre, per ampliare la base occupazionale dell’Italia e innalzare la partecipazione, soprattutto in quelle fasce (giovani, donne, anziani) che tendono ad essere meno incluse nel mercato del lavoro.

I voucher hanno rappresentato uno strumento importante per regolare quei rapporti al margine così necessari alla nostra economia, soprattutto in determinati periodi dell’anno (pensiamo alla vendemmia oppure a particolari periodi turistici). Ecco perché appariva necessario certamente riorganizzarli sulla base dei cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro in 15 anni ma non abolirli, creando ora un confuso vuoto normativo. Occorreva ascoltare le imprese, capire le loro esigenze, rimodularli sui fabbisogni di flessibilità oggi esistenti. E poi bisognava incrementare l’attività di controllo.

Invece si è avuta paura del referendum, del voto popolare e si è giocata un’altra parte del congresso del Pd sulle spalle del Paese, senza rendersi conto che l’Italia non può pagare questo prezzo perché, lo ricordiamo, siamo ancora al 12 per cento di disoccupazione”.

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