Alimentari. Obbligo di riportare in etichetta lo stabilimento di produzione dei cibi

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Agenpress. Il Consiglio dei ministri del 17 marzo approva lo schema di decreto attuativo che reintroduce l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o confezionamento in etichetta dei prodotti alimentari.
In particolare è stata valutata una Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.
Il decreto prevede, per i prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alle collettività, la reintroduzione dell’indicazione obbligatoria sull’etichetta della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, al fine di garantire, oltre ad una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.
Il Governo spiega che così si disciplina inoltre “un rafforzamento e una semplificazione del sistema sanzionatorio nazionale per le violazioni delle disposizioni stabilite dal provvedimento”.
Nel contempo l’Unione Europea inasprisce i controlli sulla catena di produzione alimentare. Il Parlamento Europeo approva una nuova direttiva che intende migliorare la tracciabilità del cibo, combattere le frodi e ristabilire la fiducia nell’integrita’ della filiera alimentare.
“La normativa garantirà – spiega l’Europarlamento – un sistema di controllo completo, integrato e più efficiente nel campo delle regole di sicurezza del cibo e delle sementi, dei requisiti di sanità per piante e animali, di produzione organica e di denominazione di origine controllata”.
“Dopo lo scandalo della carne di cavallo, – – afferma la relatrice Karin Kadenbach – i consumatori hanno seri dubbi sulla tracciabilità degli alimenti e sull’integrità della filiera della carne. Il Parlamento europeo si è sforzato per affrontare queste preoccupazioni e per redigere un testo che consenta alle autorità competenti di combattere efficacemente le frodi”.
In merito invece al provvedimento valutato dal Consiglio dei ministri, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali spiega che l’obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma è stato abrogato in seguito al riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare.
L’Italia – spiega sempre il ministero – ha stabilito la sua reintroduzione al fine di garantire, oltre che una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.
Questo provvedimento – sottolinea il Ministro Martina – si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano. Per questo abbiamo voluto inserire di nuovo l’obbligo di riportare in etichetta lo stabilimento di produzione dei cibi. Diamo una risposta anche alle tantissime aziende che hanno chiesto questa norma e hanno continuato a dichiarare lo stabilimento di produzione nelle loro etichette. Il nostro lavoro non si ferma qui, porteremo avanti la nostra battaglia anche in Europa, perché l’etichettatura sia sempre più completa. La valorizzazione della distintività del nostro modello agroalimentare passa anche da qui”.
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