Testamento biologico. Izzo (Radicali). Chi contrasta l’eutanasia ma non vede i suicidi in carcere

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Agenpress – «Il nostro Stato vegetativo, anche laddove il Parlamento dovesse decidersi ad approvare una legge sul testamento biologico, sarebbe comunque tra gli ultimi Paesi europei a riprendere coscienza sul fine vita. Su questo tema, l’encefalogramma italo-vaticano ha subito intensi ma brevi sussulti soltanto nelle vicende di Coscioni, Welby, Englaro, Antoniani, dove in tanti si dichiaravano pronti a soccorrere il morituro consapevole, forzandone alimentazione e idratazione oppure pagando la corrente di respiratori artificiali o di altri macchinari in grado di prolungarne una specie di vita, ma anche sofferenze a lui insopportabili. Tuttavia, non risulta che le stesse schiere di sostenitori della “non morte” si siano ritrovate a manifestare la loro granitica pietà e la loro coscienziosa obiezione fuori dalle carceri italiane dove, solo nei primi tre mesi del 2017, si sono consumati almeno dieci suicidi… assistiti dallo Stato. In mezzo c’è forse la libertà di scegliere: ai primi deve essere negata e quindi si vorrebbe costringerli a vivere; agli “ultimi” qualsiasi diritto è già negato in partenza e allora possono anche morire», così in una nota che lo scrittore e Radicale Paolo Izzo, come di consueto, ha affidato alle rubriche di lettere dei quotidiani.

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