Giornata contro le bufale, ma non sono quelle che ci preoccupano. Il caso Madia

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Agenpress – Ieri, giornata dedicata alle bufale, o meglio, alla verifica delle notizie in tempi di bufale. A dire il vero non ci preoccupano tanto le bufale, perché chi ci crede (es. il pesce-fragola) appartiene alla categoria dei creduloni e poco si può fare. Ognuno ha diritto all’imbecillità. Quel che ci preoccupa di più sono le mezze verità, le insinuazioni e i processi mediatici contro i quali il cittadino, chiunque esso sia, difficilmente può difendersi.
Prendiamo l’esempio dalle notizie che riguardano la ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, per la tesi di dottorato che, a dire de IlFattoQuotidiano, sarebbe in parte copiata. La ministra Madia ha smentito e querelato, ma ciò non è bastato, si sono scatenate polemiche e richieste di dimissioni. La notizia prevalente è stata quella della tesi copiata.
Vediamo qualche esempio.
Nel corso delle trasmissioni de La7, le conduttrici di Tagadà e Otto e Mezzo, chiedono agli interlocutori “la ministra Madia si dovrebbe dimettere?”. La domanda è insidiosa e a noi, invece, sorge spontanea un’altra domanda: perché la ministra Madia si dovrebbe dimettere se, di fronte a un’accusa, ha controreplicato e querelato? Chi ha ragione? Aspettiamo il giudizio della magistratura o no? Tempi lunghi, direbbe qualcuno, e noi vorremmo che fossero brevi, ma si può emettere un giudizio di condanna (da chi, poi?) prima della sentenza della magistratura che, così come previsto dalla Costituzione, è l’ordinamento a ciò preposto?

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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