Morbillo: Prof. Galli:”Il virus non concede margini di trattativa al di sotto della quota 95%”

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Agenpress. Tema vaccini quale tema caldo in particolare per quanto riguarda il morbillo. La SIMIT, Società italiana di malattie infettive e tropicali, ribadisce l’assoluta necessità di raggiungere almeno il 95% della copertura vaccinale dei bambini in età scolare per poter arrestare la diffusione dell’infezione e garantire la possibilità di accedere all’istruzione a quei bambini che, in quanto affetti da malattie che compromettono il sistema immunitario, non possono essere vaccinati e rischierebbero di contrarre l’infezione, per loro potenzialmente mortale, frequentando la scuola.

“Si tratta della già citata immunità di gregge – spiega Massimo Galli, Vicepresidente SIMIT, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milanocioè di quella situazione in cui se la maggioranza è immune, anche la minoranza dei non immuni risulta protetta dall’infezione. La percentuale di vaccinati necessaria per raggiungere questa condizione nel caso del morbillo è il 95%. Va ricordato che, in una situazione di assente o scarsa copertura vaccinale, per ogni persona che contrae il morbillo è probabile che ne vengano contagiate dalle 12 alle 18 altre. Giusto per un confronto, una singola infezione da virus Ebola è previsto che possa generare da 1,5 a 2,5 ulteriori casi, mentre una persona con un’infezione da virus dell’influenza stagionale è causa in media di altri 1,2-1,4 casi. Negli ultimi 10 anni dal 10 al 15 % della popolazione infantile (con punte fino al 25% e oltre in alcune aree del paese) è sfuggita ogni alla vaccinazione o ha ricevuto una vaccinazione incompleta e sono numerosi i bambini non nati in Italia il cui stato vaccinale è ignoto od incompleto. Vaccinare questa parte della popolazione è fondamentale per arginare la diffusione della malattia”.

Va inoltre ricordato che in Italia una parte importante della popolazione nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 35 anni è probabilmente non immune. Dal 1983 al 1996 il tasso di vaccinazione entro i due anni di vita è stato infatti sempre inferiore al 50%. Va in particolare ribadita la necessità di vaccinare le donne in età fertile che intendano intraprendere una gravidanza e che non abbiano ricordo dell’infezione o il cui stato vaccinale sia non documentato. Il morbillo in gravidanza è infatti possibile causa di gravi complicazioni sia per la madre, sia per il feto e i figli di madri non immuni affrontano il primo anno di vita del tutto privi di anticorpi materni, senza quindi protezione nei confronti dell’infezione.

“Una rara, ma terribile sequela del morbillo – aggiunge il Prof. Galli – è la panencefalite subacuta sclerosante,  che si osserva in un caso su 10000 infezioni, ma la cui frequenza sale a un caso su 600 se l’infezione è stata contratta entro i 2 anni di età. Si tratta di una grave malattia neurologica che compare alcuni anni dopo l’infezione acuta e porta a morte dopo un decorso medio di circa tre anni. Non va infine dimenticato che il morbillo è una malattia in seguito alla quale si determina un lungo periodo in cui la memoria immunologica è parzialmente compromessa e in cui risultano ridotte le difese nei confronti di altri agenti infettivi. Non è quindi una passeggiata di salute o qualcosa su cui si possa ulteriormente traccheggiare ritardando i necessari interventi”.

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