Omicidio Yara. Oggi la sentenza. Bossetti. “Non sono io l’assassino. Questo è il più grave errore giudiziario di questo secolo”

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Agenpress – “Questo è il più grave errore giudiziario di questo secolo.Ve lo giuro, mai diventerò colpevole della mia innocenza.  Il mio primo pensiero va a Yara, unica vera vittima di questa tragedia. Una bambina che amava la vita e che potrebbe essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Neppure un animale avrebbe usato tanta crudeltà”.

Lo ha detto Massimo Bossetti, unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, in un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia.

“Stanotte non ho chiuso occhio. sono contento di essere qui davanti a voi, così ho la possibilità di farvi capire che persona sono”, ha detto rivolgendosi ai giudici, ricordando il modo in cui è stato arrestato.

“C’era necessità di scomodare un esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?”. Ha poi aggiunto che, quando fu fermato nel cantiere in cui lavorava (e i momenti del fermo furono filmati) si sentì “una lepre che doveva essere sbranata da innumerevoli cacciatori”. “Perché, perché, perché?” ha detto il muratore. E girandosi verso il pubblico in aula per poi tornare ai giudici, ha detto: “Io non sono un assassino, mettetevelo in testa”.

“Non sono io l’assassino, mettetevelo in mente. La violenza non fa per me. Chi ha ucciso Yara è un pazzo, un sadico, e io non lo sono. Perché – ha chiesto – non è mai stata fatta una perizia psichiatrica su di me? Dimostrerebbe che non sono niente di tutto questo”.

“Voi siete liberi di credere o non credere ma io vi ribadisco la mia innocenza. Se fossi stato io il colpevole non avrei resistito, avrei confessato, non sarei stato più in grado di gestire nessun aspetto della mia vita (nei quattro anni trascorsi tra l’omicidio di Yara – era il 29 novembre 2010 – e l’arresto di Bossetti – giugno 2014)”. A un certo punto l’imputato si gira verso la moglie Marita Comi, seduta dietro di lui. “Chiedetelo a lei, lei avrebbe capito subito guardandomi negli occhi se fossi stato io”.

Bossetti esprime tutta la sua rabbia contro chi lo ha arrestato e per mesi ha cercato di convincerlo a “confessare un delitto che non ho commesso”. “Vergognatevi”, ha esclamato in aula. Dopodiché dinanzi ai giudici l’imputato ha aperto una lunga parentesi sui figli e la loro sofferenza “quando vengono a trovarmi in carcere e mi chiedono papà quando torni a casa? Papà non puoi uscire da un’altra porta?”. “No, papà uscirà a testa alta da quel portone da cui tra poco uscirete anche voi”.

. “Per favore non abbiate paura di cercare la verità, la verità piena. Cercatela con me accanto”, è stato l’appello finale dell’imputato. “Bossetti – in terza persona – non è capace di violenze, non ho mai fatto male a nessuno e l’unico sentimento che mi tiene in vita è l’amore per la mia famiglia”.

Oggi la sentenza che non arriverà prima delle 18. La Corte ha tre possibilità condannare di nuovo Bossetti all’ergastolo (con l’eventuale e ulteriore condanna anche a sei mesi di isolamento per il reato di calunnia ai danni dell’ex collega Massimo Maggioni, come chiede il procuratore generale e la parte civile). Assolverlo. Oppure rimandarlo a giudizio in un processo con una perizia sulla prova del Dna.

 

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