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1 dicembre 1970, approvata la legge sul divorzio

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AgenPress – Il primo dicembre 1970, con 325 sì e 283 no alla Camera e 164 sì e 150 no al Senato, venne definitivamente approvata la legge n.898 in tema di “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”.

L’Italia repubblicana dopo 25 anni ha finalmente una legge sul divorzio che porta il nome dei primi firmatari Loris Fortuna, socialista, avvocato friulano fuoriuscito dal Partito Comunista all’indomani dell’invasione dell’Ungheria del 1956 che aveva presentato un primo disegno di legge a riguardo nel 1965, e Antonio Baslini, liberale, imprenditore milanese nel campo della chimica, il cui progetto di legge fu poi unificato a quello di Fortuna. L’ultimo atto di quella che è stata la prima vittoria nella lotta per l’avanzamento dei diritti civili in Italia vide il Partito Socialista Italiano e il Partito Liberale che, anche grazie alla pressione esercitata fuori dal Parlamento dal Partito Radicale di Marco Pannella, dalla LID (Lega Italiana Divorzio) e dalle donne che chiedevano pari diritti e dignità rispetto agli uomini – una voce che prenderà via via forza durante gli anni Settanta nel movimento femminista -, riuscirono a compattare in Aula il fronte dei partiti laici e di sinistra.

Si spiega così la sconfitta in Aula della Democrazia Cristiana, con il voto finale favorevole del Partito Comunista – partito maggioritario dell’opposizione ma tiepido fino all’ultimo nella battaglia per il divorzio considerata secondaria rispetto alle lotte per i diritti economici – del PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, del PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) e del Partito Repubblicano Italiano.

Insieme alla DC di Amintore Fanfani furono messi in minoranza i partiti “clericali” dal Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante alla Sudtiroler Volkspartei ai monarchici. Sempre nel 1970 era stata approvata una legge che, dopo 25 anni, dava attuazione alle norme della Costituzione riguardanti il voto referendario. Immediatamente il fronte antidivorzista si riunì in un “Comitato nazionale per il referendum sul divorzio” e nel 1971 depositò la richiesta di un referendum abrogativo della legge appena promulgata.

Nel 1974, dopo che 1 milione e 300mila firme furono depositate in Cassazione, si tenne il referendum abrogativo della legge. Fu il primo nella storia della Repubblica e venne promosso dalla Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani, il segretario. Si votò il 12 e il 13 maggio e andarono alle urne più di 33 milioni di persone, l’87,72 per cento di chi ne aveva diritto: i “no” che confermarono il divorzio ottennero il 59,30 per cento, i “sì” il 40,7 e la Baslini-Fortuna fu definitivamente confermata.

 

 

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