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12 maggio “Giornata Internazionale dell’Infermiere”

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Gli infermieri delle neonatologie italiane: professionisti preparati e sempre presenti a fianco del neonato e della sua famiglia


AgenPress. Da sempre risorse insostituibili per l’assistenza dei piccoli ricoverati e dei loro genitori, ogni giorno operano all’interno di una rete di 420 neonatologie e 118 Terapie Intensive Neonatali in Italia: sono gli infermieri delle neonatologie.

La Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SIN INF), insieme alla Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere, che si celebra il 12 maggio, sottolinea il ruolo centrale di questa figura, capace di garantire standards assistenziali d’eccellenza e cure appropriate durante tutto il percorso nascita, all’interno di un team multidisciplinare.

Quest’anno, in particolare, la giornata rappresenta un riconoscimento per tutti gli infermieri di neonatologia che, in questo lunghissimo periodo di restrizioni e pur con tutte le precauzioni dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19, si sono adoperati affinchè la mamma ed il papà restassero uniti il più possibile al proprio bambino.

In tutte le nostre regioni l’impatto del virus e di due anni ininterrotti di emergenza è stato fortissimo. Anche i contesti neonatali sono stati pesantemente coinvolti. Ciononostante vi è stato uno sforzo davvero straordinario e continuo dei teams delle neonatologie per dare modo a tutte le madri ricoverate di stare accanto al proprio neonato, allattarlo e accudirlo”, afferma il Presidente SIN INF Denis Pisano.

Per la SIN INF è, quindi, la Giornata Internazionale dedicata agli infermieri che ogni giorno assistono i quasi 400 mila neonati all’anno all’interno di team multidisciplinari. Si tratta di un numero in preoccupante diminuzione se si considera che le nascite, oggi, rappresentano quasi il 30% in meno di un decennio fa. Invertire questa tendenza è una priorità che vede coinvolte tutte le società scientifiche dell’area perinatale, alla ricerca di interventi che, inevitabilmente, coinvolgono non solo le politiche della salute, ma anche quelle sociali e della famiglia.

“Anche noi neonatologi siamo, da anni oramai, impegnati sul problema del calo delle nascite”, continua il dott. Luigi Orfeo, Presidente della Società Italiana di Neonatologi (SIN). “Da sempre in prima linea per aiutare le giovani coppie, ce la stiamo mettendo tutta, cercando di potenziare e migliorare l’assistenza neonatale e perinatale e mettendo in atto iniziative dedicate al tema, come gli incontri degli Stati Generali della natalità, che si terranno proprio giovedì 12 maggio a Roma. In questa seconda edizione, tra i tanti temi trattati, parleremo delle iniziative a supporto dei neogenitori, a partire dall’incentivo dell’allattamento al seno, andando a rivedere restrizioni e divieti che hanno impattato soprattutto l’organizzazione dei punti nascita e sulla valorizzazione del legame madre-neonato, come il contatto pelle a pelle e il rooming-in, in questo ultimo periodo”.

Ogni giorno gli infermieri delle neonatologie italiane sono impegnati ad assicurare le migliori chances di sopravvivenza e benessere ai circa 30 mila neonati che, ogni anno, vengono al mondo prima della 37a settimana di età gestazionale. Tra questi, circa 3000, ovvero lo 0,7% sul totale dei nati, presentano un peso alla nascita inferiore ai 1500 grammi: una vera sfida per tutte le equipe di neonatologia.

Garantire le migliori cure e l’assistenza a questa fragile popolazione di neonati implica un grande dispendio di risorse umane, professionali e tecnologiche e la Terapia Intensiva Neonatale è l’unico contesto in grado di garantire loro le più alte possibilità di sopravvivenza.

“Mi piace ricordare che l’Italia è tra i paesi dell’Unione Europea, e nel mondo, con i più bassi tassi di mortalità neonatale. Questo deve essere letto anche come il risultato dell’alta formazione degli infermieri, non solo delle TIN ma, in generale, delle neonatologie italiane”, conclude il Presidente Pisano.

La mancata assegnazione nel 2021 del premio Nobel per la pace a medici e infermieri ha lasciato un po’ di amaro in bocca, ma non ridimensiona in alcun modo il loro valore come professionisti.

Garantire la presenza continua a fianco dei pazienti e fornire loro la migliore assistenza durante la pandemia ha avuto un prezzo molto alto da pagare. Da un recente studio dell’INAIL del marzo 2021, che ha coinvolto 7 regioni italiane, è emerso che gli infermieri sono la categoria di personale sanitario maggiormente contagiato da Sars-Cov-2: il 47,9% sono infermieri, contro il 20,5% dei medici e il 19,7% degli operatori socio-sanitari (OSS). Numeri che parlano chiaro e che dovrebbero essere sufficienti, da soli, a sensibilizzare la coscienza politica per far riposizionare, anche economicamente, la professione infermieristica al pari di altre realtà europee. Questo traguardo ancora non sembra all’orizzonte.

Tuttavia, qualche dato positivo c’è ed è legato al numero degli accessi del 2020 alle Università Italiane che indica un aumento del 7,5% delle domande di ammissione alla facoltà di Infermieristica e un +4,6% di richieste per quella di Infermieristica Pediatrica. Un vero record in piena pandemia e rispetto alle altre facoltà.

Florence Nightingale, infermiera fondatrice della moderna assistenza infermieristica e nella cui data di nascita ricorre questa Giornata del 12 maggio sosteneva che “L’assistenza infermieristica è una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle”. Ecco perché, oggi più che mai, gli infermieri devono sentirsi orgogliosi prosecutori di questa opera d’arte che è la salute delle persone nel senso più universale della parola.