Decreto Popolari. “Renzi mi ha detto che passerà”, De Benedetti investe 5ml, ne guadagna 600mila

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Agenpress – De Benedetti: Sono stato in Banca d’Italia l’altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto.
Bolengo: Sì, ehm, però adesso stanno andando avanti… comunque non è…
De Benedetti: Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle Popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi… una o due settimane.
Bolengo: Questo è molto buono perché c’è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio città di 30 mila abitanti.
De Benedetti: Quindi volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le Popolari?
Bolengo: Sì su questo se passa un decreto fatto bene salgono.
De Benedetti: Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa.
Bolengo: Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle Popolari. Se vuole glielo faccio studiare, uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa.
De Benedetti: Togliendo la Popolare di Vicenza.
Bolengo: Sì. Va tutto come previsto: quattro giorni dopo il decreto viene effettivamente approvato.

La telefonata – scrive il quotidiano La Stampa – risale al 16 gennaio 2015, è stata registrata da Intermonte e conservata ai sensi della normativa sugli Intermediari finanziari.

Quattro giorni dopo, il 20 gennaio 2015, il Consiglio dei ministri approverà il decreto che impone alle Popolari di trasformarsi in società per azioni, tempo 18 mesi.

Il provvedimento determina – come riporta il Fatto Quotidiano – “un terremoto”. In pratica le prime dieci Banche popolari devono quotarsi in Borsa e trasformarsi in Spa abbandonando il criterio del voto capitario (un voto a testa a prescindere dal numero di azioni), criterio che le rendeva non scalabili. In sostanza una certa parte del credito del nostro Paese viene lasciata al mercato. Acquisisce valore da un giorno all’altro. Nella settimana precedente il decreto – osserva il Fatto – “i titoli di alcune popolari già quotate hanno strani rialzi (Etruria sale del 65%). Qualcuno ha saputo prima e ha comprato grazie a informazioni privilegiate? Si chiama insider trading ed è un reato grave”.

A febbraio, la Consob apre un’indagine sui movimenti dei titoli delle Popolari. Tra le altre cose, acquisisce la registrazione della telefonata. Quindi accerta che la Intermonte sim, per conto della Romed (società di De Benedetti), compra titoli delle Popolari per 5 milioni realizzando una plusvalenza di 600 mila euro.

Il materiale è contenuto anche in un procedimento della Procura della Repubblica di Roma, per il quale pende una richiesta di archiviazione. Matteo Renzi avrebbe rassicurato l’imprenditore Carlo De Benedetti che il decreto del governo sulle Popolari varato il 20 gennaio 2015 sarebbe passato.

La registrazione della telefonata rimasta finora segreta, riporta il Corriere della Sera, è allegata al fascicolo che la Procura di Roma ha trasmesso alla Commissione parlamentare banche. E sembra smentire la versione fornita da entrambi quando avevano escluso la veicolazione di informazioni riservate. L’indagine per insider trading fu avviata tre anni fa su segnalazione della Consob che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli. I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta perché sia Renzi sia De Benedetti, interrogati dai pubblici ministeri, hanno escluso di essere entrati nel merito del testo poi approvato a Palazzo Chigi. Ma adesso si esprimerà la Commissione nella relazione finale.

La Consob archivia il procedimento, ma passa l’incartamento alla Procura di Roma che – scrive ancora La Stampa – in primavera sente Renzi, De Benedetti e il vice direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta. Nel giugno del 2016, la Procura di Roma presenta richiesta di archiviazione sul caso.

I magistrati ritengono comunque che non sia stato commesso insider trading perché nella telefonata “De Benedetti si limita ad affermare di aver appreso di un ‘intervento’: espressione polivalente che nulla apporta in più rispetto a quanto ben noto a Bolengo. Ma anche che l’intervento sarebbe stato realizzato in tempi brevi, ma non necessariamente brevissimi e comunque non determinanti”.