Banche. Telefonata Renzi-De Benedetti. Procura indaga per rivelazione di segreto

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Agenpress – La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla presunta fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione di alcuni documenti depositati in Commissione Banche. In particolare nei quotidiani è stata trascritta una telefonata, risalente al 16 gennaio 2015, nella quale l’imprenditore Carlo De Benedetti parlava della riforma delle Banche Popolari con il suo broker, Gianluca Bolengo, della società Intermonte Sim spa che si occupa dei suoi investimenti, affermando di aver parlato con l’allora premier Matteo Renzi (‘Mi ha detto che il decreto passa’). Il reato ipotizzato dalla procura di Roma, a carico di ignoti, è la rivelazione del segreto d’ufficio.

Il presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini, ha fornito, in risposta alla richiesta avanzata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, l’elenco dei nominativi delle persone che hanno preso visione degli atti, coperti da segreto. Pignatone, secondo quanto si è appreso poco fa, ha aperto un fascicolo contro ignoti sulla fuga di notizie riportate dalla stampa ipotizzando il reato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Gli atti, da cui sono state estrapolate le conversazioni telefoniche riportate sulla stampa fra Carlo De Benedetti e il broker per l’acquisto dei titoli delle banche popolari, sono consultabili sotto la supervisione della Guardia di Finanza ed esclusivamente nei locali della Commissione a Palazzo San Macuto.

Renzi e De Benedetti si sono difesi sostenendo che non vi sia stato alcuno scambio di informazioni privilegiate durante una telefonata a pochi giorni dal varo da parte del governo del decreto legge sulla riforma delle popolari, dopo la quale l’Ingegnere concordò con il proprio broker l’acquisizione di azioni degli istituti di credito che stavano per essere trasformati in spa, incassando così alcune plusvalenze per 600mila euro. “Tutto quello che ho fatto sulle popolari è pubblico e lecito”, ha detto l’ex premier che rivendica come in quei giorni se ne parlasse anche sui giornali, “perfino – sottolinea – su Repubblica”. E, aggiunge, “se qualcuno ha commesso reati, vedrà la magistratura“.

”C’era un’agenzia – è la tesi difensiva del segretario del Pd – sul fatto che avremmo fatto quella riforma” e dunque nel corso della telefonata non sarebbe stato svelato nulla di nuovo. Comunque, aveva detto ieri buttando la palla nell’altro campo, occorrerebbe “chiedere a De Benedetti…”.