Papa Francesco regala foto Nagasaki, “mi ha commosso. Ho paura di una guerra nucleare”

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Agenpress – “Ho davvero paura dello scoppio di una guerra nucleare, siamo al limite. Basta un incidente e la situazione rischia di precipitare”.  Papa Francesco non nasconde le sue preoccupazioni sulle tensioni internazionali, in particolare tra Usa e Corea del Nord, ai giornalisti presenti in aereo.

Durante il volo verso il Cile, il Pontefice ha fatto distribuire la ristampa di una foto del 1945 che ritrae un bambino di Nagasaki che ha sulle spalle il fratellino morto nel bombardamento atomico, in attesa di far cremare il corpicino senza vita. “Il frutto della guerra”.

“Questa immagine  l’ho trovata per caso ed è stata scattata nel 1945. E’ un bambino col suo fratello sulle spalle morto, che sta aspettando per il crematorio a Nagasaki”. Francesco è sembrato turbato:  “Mi sono commosso quando ho visto questo è quindi ho voluto scrivere: ‘Il frutto della guerra’. Ho voluto stamparla e darla perché un`immagine commuove più di mille parole”.

Il primo atto di Bergoglio in Cile sarà una preghiera sulla tomba del cardinale Enrique Alvear Urrutia, il “vescovo dei poveri”. La visita alla tomba del cardinale Alvear è una delle “modifiche” decise, in accordo con il Vaticano, dalla Commissione nazionale che cura la visita del Santo Padre in Cile.
“Il Papa – si legge in un comunicato della Commissione – arriverà all’aeroporto internazionale di Santiago alle 19.55 (ore locali) e da lì si recherà a bordo di un veicolo chiuso alla parrocchia San Luis Beltran, di Pudahuel, dove farà una visita alla tomba di monsignor Alvear, morto nel 1982 e noto come il “vescovo dei poveri” per il suo straordinario lavoro con i più bisognosi.

“Vi auguro buon viaggio. Hanno detto all’Alitalia che il volo Roma-Santiago è il volo diretto più lungo che ha la compagnia, 15 ore e 40. Avremo tempo per riposare, lavorare, tante cose”, ha aggiunto Papa Francesco salutando i giornalisti al seguito durante il volo che lo sta conducendo a Santiago del Cile. “Grazie per il vostro lavoro – ha continuato -. Sarà impegnativo: tre giorni in un Paese, tre giorni in un altro. Per me non sarà tanto difficile in Cile, perché ho studiato lì un anno, ho tanti amici, lo conosco bene. Invece il Perù lo conosco meno. Ci sono andato due o tre volte per convegni, incontri”