Grasso. Con Pd è finita dopo legge elettorale. Non siamo noi che lasciamo vincere la destra

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Agenpress – “Ho deciso di fare un atto di stacco dal gruppo del Pd dopo la legge elettorale. Dopo le cinque fiducie ho pensato di prendere le distanze. Dopo questo atto politico in tanti mi hanno contattato, chi per farmi rientrare e chi per offrirmi possibilità diverse. Un giorno sono venuti Civati, Speranza e Fratoianni per offrirmi la guida di questo partito”.

Lo racconta Pietro Grasso a Porta a Porta, che aggiunge:

“Una chiacchierata con Bersani l’ho fatta, con D’Alema no”. “Con Bersani il rapporto risale a quando ero magistrato e mi offrì di candidarmi al Parlamento. Avrei optato certamente per una vita tranquilla. Questa offerta di rimettermi in campo mi ha fatto venire tutte quelle idee politiche represse che ho avuto da magistrato e presidente del Senato. Ora cerco di realizzare l’opportunità di una visione di un Paese diverso e diviso. Bisogna fare qualcosa. E’ una avventura”.

“Non si può fare una coalizione con chi sai che non ti fa portare avanti il tuo programma. Lo abbiamo già visto in Parlamento. Tante leggi sono state bloccate dal partito della Lorenzin perché non davano i numeri. Come fai a partire sapendo che le tue politiche, che sono di sinistra, vengono bloccate da qualcuno?”.

“Il Pd di Renzi non è quello in cui son entrato io con Bersani. E’ andato verso politiche che non condividevo più. Non condivisi la Buona Scuola e Jobs act. Ora ho la possibilità di cercare di dare un contributo per essere una novità assoluta”, ha detto ancora Grasso.   “Se il Pd fa le politiche di sinistra che noi vogliamo noi lo sosteniamo”.

“Io sono un uomo delle istituzioni e il nostro è un sistema che va protetto. Noi siamo una sinistra di governo, istituzionale, assolutamente nuova” che vuole “prendere consenso dall’astensionismo e dai voti che perde il Pd”, ha aggiunto.

“Non siamo noi che lasciamo vincere la destra. Se si adeguano alle nostre politiche noi siamo d’accordo il metro di paragone è questo. Sono gli altri che hanno perso consenso. Non siamo noi che lasciamo vincere; se si adeguano alle nostre politiche può esserci un accordo. Non facciamo vincere noi, sono gli altri che magari hanno perso consenso. Dal 40% al 20% circa”.

Sulle tasse universitarie Grasso ha detto che voleva “accendere i fari sul diritto allo studio, che deve andare dalla culla fino all’università, deve essere un diritto garantito”.

“Ma è ovvio che se non fai gli esami nessuno ti paga le tasse”, e devono essere tutelati “gli studenti-lavoratori”.

“Quella sulle tasse universitarie è una proposta che abbiamo fatto per mettere i riflettori sul diritto allo studio che è previsto in Costituzione e deve andare dalla culla all’università, su questo concordo con il ministro Lorenzin. Nessuno vuole pagare i fannulloni l’esenzione non è automatica”, ha aggiunto Grasso.

Riguardo alla flat tax “non c’è bisogno di una flat Tax e, fra l’altro, è una fake news che faccia diminuire l’evasione”, ha sostenuto Grasso.

Sulle regionali “non è questione nè di persone nè di posti ma di questione di politiche. In Lombardia ho fatto convocare varie assemblee. Su Gori c’era una sensazione di continuità con il precedente governo regionale di centrodestra”.

“I delegati hanno indicato il loro candidato regionale. Rispetto la loro scelta. Mi sono fidato delle valutazioni della base”. Diverso, invece, il discorso nel Lazio dove Leu sosterrà alle regionali Nicola Zingaretti: “l’assemblea locale mi ha dato un mandato, con tutta una serie di condizioni da sottoporre a Zingaretti, il quale subito ha dato segnali di svolta per una politica a sinistra: per questo non potevamo che sostenerlo”.