Papa: “La verità è il miglior antidoto alle fake news”

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Agenpress. Serve un giornalismo che “non bruci le notizie”, ma ricerchi sempre la verità e sia sempre “impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”. Nel messaggio per la “Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali“,  il Papa esorta gli operatori della comunicazione a ritornare alle fondamenta della loro professione anzi “missione”.

Le false notizie, osserva il Papa -,  mirano a “ingannare e persino a manipolare il lettore”. E annota che a volte la loro diffusione mira a “influenzare le scelte politiche e a favorire i ricavi economici”. Oggi poi, la loro diffusione “può contare su un uso manipolatorio dei social network” che rendono “virale” le notizie false. Il dramma della disinformazione, è “lo screditamento dell’altro, la sua rappresentazione come nemico” che può perfino “fomentare conflitti”. E rileva che spesso affonda le sue radici “nella sete di potere” che “si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore”.

“Chi mente a sé stesso e ascolta le proprie menzogne arriva al punto di non poter più distinguere la verità”. E proprio la verità è l’antidoto più radicale al “virus della falsità”. Quindi, allargando l’orizzonte, il Papa evidenzia che la “liberazione dalla falsità e ricerca della relazione” sono i “due ingredienti che non possono mancare perché le nostre parole e i nostri gesti siano veri, autentici, affidabili”.

Il giornalista è il “custode delle notizie” e ha il compito, “nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop di ricordare che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone”.

Il Messaggio del Papa si conclude con un accorato appello per un “giornalismo di pace”. Non si tratta, avverte, di un “giornalismo buonista, che neghi l’esistenza di problemi gravi”, ma di un giornalismo “senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e dichiarazioni roboanti”. Serve un giornalismo “fatto da persone per le persone”, un giornalismo come “servizio”, che dia voce a chi non ha voce.