Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime: un’altra donna uccisa. Si poteva evitare!

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Agenpress. La violenza e la crudeltà. Verso donne indifese, appena affacciate alla vita, con esistenze turbolente e problematiche. Come si pensa di reprimere il fenomeno sempre più dilagante di stupri e omicidi efferati?

L’ultimo caso, quello di Pamela, diciottenne romana ospite di una comunità di recupero che, allontanatasi dal centro, è stata ritrovata dopo pochi giorni uccisa, il corpo fatto a pezzi e nascosto in due valigie. Per l’omicidio brutale è stato arrestato un nigeriano, a casa sua tracce di sangue e vestiti sporchi, ha il permesso di soggiorno scaduto e diversi precedenti di politica per spaccio di droga. Eppure stava qui, indisturbato, a condurre una vita di illegalità, fino, forse, a quella violenza estrema che più di tutte esprime il disprezzo per l’altrui vita, per l’essere femminile in quanto tale.

Pamela è una delle tante, troppe donne Vittima di mani maschili violente, e altre ne verranno. Perché chiunque sarà accertato essere il colpevole nel caso di Pamela avrà accesso a riti alternativi che comporteranno importanti sconti di pena, mentre la certezza della pena presuppone la certezza del rispetto delle regole, da parte di tutti. E uno Stato che ambisca a essere di diritto non può permettere la presenza di centinaia di migliaia di stranieri irregolari, che per vivere delinquono o vivono di espedienti, e conducono esistenze oltre ogni inimmaginabile degrado.

Certi modi di identificare la donna non si cambiano con lezioni di corteggiamento e galateo, come pensano di fare certe cooperative di accoglienza. Si combattono con l’imposizione del rispetto della legge. Perché il concetto che la donna non va stuprata o uccisa o picchiata, non deve essere insegnato. È insito in una società civile. E chi quel concetto lo rifiuta, va punito. Non in modo esemplare. Ma giusto. E soprattutto certo.

Elisabetta Aldrovandi

Presidente Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime