Teresa Bellanova: “Basta demagogia sull’Ilva”

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Agenpress. “Io conosco solo il senso di responsabilità nei confronti di ventimila lavoratori, di una città che aspetta da anni che qualcuno metta mano a decenni d’incuria e connivenze. Come sta accadendo, da oggi, con la copertura dei Parchi minerari, a conferma delle volontà congiunte del Governo, dell’Amministrazione Straordinaria, dell’Aggiudicatario. Una data storica perché finalmente quella che per decenni è stata una ferita gravissima, colpevolmente irrisolta, trova finalmente la doverosa soluzione.

Non c’è mai stato un Governo così presente e così vigile in una trattativa così difficile, sicuramente una delle più complesse degli ultimi venti anni. Altro che imprudenza, altro che presa in giro del sistema-paese. Mi chiedo dove stessero, negli anni scorsi, tutti coloro che adesso scoprono la complessità di questa trattativa improvvisandosi esperti di piani industriali o di piani ambientali per l’acciaieria più grande d’Europa.

Dire che la chiusura dell’Ilva non è un tabù è per me inaccettabile, perché equivarrebbe a dire che non è un tabù perdere ventimila posti di lavoro. E perderli quando ci sono tutte le condizioni per tenere insieme lavoro e ambiente, lavoro e salute. Non si può giocare in questo modo con vicende così serie”.

Così la Vice Ministro Teresa Bellanova che stamattina, dopo la conclusione degli incontri di approfondimento sui siti Ilva, ha concordato con parti sociali e dunque azienda aggiudicataria il proseguo della trattativa, a partire da lunedì prossimo.

“Purtroppo”, prosegue la VM, “si sta verificando quello che temevo e che auspicavo non accadesse. Per qualcuno l’Ilva da questione serissima e vitale per tutti sta precipitando in pretesto per tirate demagogiche.

Se bastasse proclamare che non si accetterà neppure un esubero per essere credibili, tutto sarebbe facile. Ancor più facile è dichiararsi non schiavi della logica del profitto aziendale.

Poi basta tornare sulla terra per accorgersi che salvare il maggior numero possibile di posti di lavoro non significa declamare ma condurre una trattativa difficilissima con tutti i mezzi a disposizione. E’ quello che stiamo facendo, giorno dopo giorno, da mesi.

Quanto al non essere schiavi della logica del profitto mi piacerebbe sapere chi e dove può sostenere un’azienda di quelle dimensioni in perdita. Neppure la tanto richiamata Cassa Depositi e Prestiti, che poi non è altro che tutti noi cittadini italiani.

Basta fare demagogia sulla pelle di chi sta lavorando: sia nei reparti dell’Ilva che, mi sia consentito, nelle stanze del Governo”.