Sabaudia. Il Comune perde in Cassazione. Le dune rimangono ai vip. Tra questi Totti, Malagò e Fendi

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Agenpress – La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal comune di Sabaudia: la proprietà venduta ai privati per costruire le ville dei vip tra i quali la famiglia Fendi, il presidente del Coni Giovanni Malagò, Francesco Totti, e altri personaggi dello sport e dello spettacolo.

“Con la modifica della circoscrizione territoriale di un comune e la creazione di un comune autonomo sulla parte del territorio distaccato – si legge nella sentenza – si verifica una successione a titolo particolare e non una successione a titolo universale, la quale presuppone invece l’estinzione dell’ente preesistente: ne consegue che – spiegano i giudici del Palazzaccio – mentre si verifica la successione del nuovo comune nei beni demaniali esistenti nel relativo territorio, i rapporti patrimoniali preesistenti, esclusa ogni successione a titolo universale, non vengono attribuiti al comune distaccato secondo criteri generali”.

Tutto nasce dalla compravendita, tra il Comune di Terracina e la srl, di alcuni lotti di terreno: i fondi di Ponte, Pantanelli e i tumuleti del lago di Paola. L’atto di compravendita era stato impugnato dal Comune di Sabaudia che chiedeva la restituzione dei terreni.“

In primo grado, nel 2006, il giudice onorario aggregato di Latina aveva dato ragione al comune di Sabaudia e dichiarato nullo l’atto di compravendita con cui Terracina aveva alienato alla società Domiziana Rrl i terreni, situati in località Ponte, Pantanelli di Paola e i ‘tumuleti’, le cosiddette dune, del lago di Paola. Le proprietà dovevano quindi essere restituite a decine d’anni di distanza al comune di Sabaudia.

La guerra legale è però continuata e nel 2011 la Corte d’appello di Roma ha ribaltato la sentenza, stabilendo che Sabaudia non fosse “divenuto proprietario degli immobili già appartenuti al Comune di Terracina”: la legge del 1934, con cui era stato costituito il Comune di Sabaudia, non conteneva “alcuna disposizione a proposito dei beni in oggetto”.

Le sentenze della Corte d’appello di Latina, prima, e della Cassazione poi, si fondano sulla distinzione tra bene demaniale e bene patrimoniale. In sostanza, il regio decreto del 1933, con il quale il regime fascista aveva costituito il Comune di Sabaudia dalla bonifica dell’agro pontino, aveva trasferito i beni demaniali, sui quali è sorta la nuova città, ma non prevedeva alcuna cessione di beni patrimoniali dai Comuni limitrofi, quale appunto era Terracina. Il decreto, aveva stabilito il giudice di secondo grado, non conteneva “alcuna disposizione a proposito dei beni in oggetto”, e la Cassazione ha condiviso tale tesi.