Rampelli (FDI): “Manifestazione anti-inciucio è una cosa molto seria, la Mussolini dice vaiassate”

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Agenpress – “Mi sembra che Berlusconi non la pensi come la Mussolini, dato che ha detto di essere d’accordo a tornare alle urne nel caso in cui non ci fosse una maggioranza autosufficiente per governare.  Alessandra Mussolini è sempre sopra le righe e quindi accetto anche le sue vaiassate, ma tali le ritengo. E’ una cosa molto seria chiedere ai candidati che, una volta eletti, non vengano attratti dalle solite sirene per cambiare schieramento”.

Lo ha detto Fabio Rampelli ha subito replicato ad Alessandra Mussolini, che questa mattina a “Ecg” su Radio Cusano Campus, ha definito la manifestazione anti-inciucio di FDI una ‘cretinata stellare’.

“E’ una cosa che va a tutela dei leader, compreso Berlusconi. Inciucio PD-FI? PD e FI da soli non avrebbero comunque i numeri, quindi non è questo il punto. Noi stiamo enfatizzando questo tema non perché non ci fidiamo di Berlusconi e di Salvini, ma perché vogliamo dare la sveglia ai cittadini e agli elettori, che devono capire che non basta solo esprimere un consenso per farsi rappresentare, bisogna anche dare un voto per fare in modo che l’Italia possa essere governata da un governo stabile. Noi riteniamo realistico il traguardo del 40%, faccio un appello agli elettori a non disperdere il voto. Renzi, sapendo che non avrebbe mai vinto le elezioni, ha avvelenato i pozzi prima di chiudere questa legislatura. In maniera irresponsabile, ha varato una legge pasticcio, la prima legge elettorale dal 1994 senza un premio di maggioranza”.

Sui fatti di Macerata e le strumentalizzazioni politiche. “Le strumentalizzazioni politiche vengono tutte da una parte –ha dichiarato Rampelli-. Noi sono 5 anni che diciamo sempre la stessa cosa. Se ci sono dei nigeriani che si trovano a Macerata a spacciare droga e a contribuire al disagio giovanile, questa è la dimostrazione plastica di quanto non funzionino le ricette del Pd. Noi abbiamo sempre detto che vanno accolte a braccia aperte le persone che fuggono da guerre e violenze, ma non siamo in grado di accogliere le centinaia di migliaia di persone che dall’Africa vorrebbero domani mattina trasferirsi, attraverso la porta dell’Italia, in Europa e in occidente per ragioni economiche, climatiche e di salute. La ricetta di far entrare tutti, che è quella perseguita da Renzi e Gentiloni, è una ricetta razzista, perché far venire qui dei disperati che cercano fortuna, fargli fare tutta la trafila per il riconoscimento dello status di profugo, vedere poi che il 90% di quelle domande avranno esito negativo, fa sì che gli immigrati escono dai centri di accoglienza, non hanno più un tetto, non hanno da mangiare, non hanno un lavoro e non vengono rimpatriati, dunque rimangono in Italia e vanno a ingrossare le file del lavoro nero da sfruttati o peggio finiscono nel circuito della criminalità organizzata come i nigeriani di Macerata. Questa non è solidarietà, è sfruttamento, razzismo. Il governo ha evidentemente l’interesse di aumentare il business delle cooperative bianche e rosse che in questi 5 anni hanno moltiplicato all’inverosimile i proprio fatturati”.

Sulle elezioni nel Lazio. “Non era nelle mie ambizioni la candidatura alla presidenza della Regione Lazio –ha spiegato Rampelli-. Io sono sempre stato una persona molto radicata sul territorio e ho capito che l’intenzione di Giorgia Meloni era orientata a cercare di scuotere un po’ il nostro territorio e farlo primeggiare, mettendoli magari in competizione con la Lombardia, e allora mi sono detto disponibile a candidarmi nel caso ci fossero state le condizioni. Queste condizioni non si sono verificate, perché sulla candidatura di Parisi c’è stata una convergenza più ampia, quindi io faccio la mia campagna elettorale ricordando a tutti i cittadini che FDI è il movimento maggiormente radicato a Roma, in provincia di Roma e nel Lazio e che meglio può rappresentare l’interesse dei cittadini. Pirozzi? L’ho ribattezzato Sergio PERDOZZI. E’ un mio amico fraterno, mi dispiace che non siamo stati sufficientemente abili a convincerlo a fare un passo di lato e fare parte della squadra. Quando si va uniti si diventa più competitivi e si va a vincere tutti insieme, è quello spirito di squadra che lo stesso Pirozzi spesso evoca nelle sue esternazioni. Io penso che Pirozzi perderà, ma vincerà Parisi che in meno di una settimana ha già recuperato 5 punti percentuali. La progressione può essere lineare e quindi possiamo tranquillamente superare Zingaretti”.

Sulle polemiche legate al battibecco tra Giorgia Meloni e il direttore del Museo egizio di Torino. “Da uomo di cultura è una vicenda che mi infastidisce non poco –ha dichiarato Rampelli-. Io non capisco perché quando c’è una critica che viene dalla destra, questa critica diventa lesa maestà. Credo sia legittimo avere delle idee su un’iniziativa presa dal direttore di un museo, non è mica il Mahatma. Se fa delle iniziative si deve prendere le critiche e i complimenti. In questo caso ha fatto un errore dal nostro punto di vista e noi l’abbiamo detto in maniera candida, però la lobby dei musei, la lobby del politically correct, la lobby che vorrebbe continuare ad egemonizzare la cultura italiana dal 1968, si risente e fa partire la caccia all’untore. Vogliono farci passare come quelli che vogliono bruciare i libri come accadeva negli anni ’30, cose veramente penose. Noi abbiamo semplicemente fatto rilevare che un biglietto gratuito per un’etnia offende le altre etnie e non è giusto. Oltretutto, il mondo arabo non c’entra niente con l’Egitto: gli arabi hanno invaso l’antico Egitto e hanno contribuito all’estinzione dell’antico Egitto. Quindi che cosa significa che gli arabi in quanto tali abbiano diritto all’entrata gratuita al museo egizio? E’ una cosa inconcepibile. Questa decisione ha anche un altro sapore: che gli italiani stanno sempre in coda alla classifica. C’è un razzismo al contrario. Noi vorremmo che ci fosse una priorità degli italiani agli accessi ai servizi sociali, perché in questo primeggiano i cittadini stranieri. Adesso siamo arrivati persino a garantire l’ingresso gratuito agli arabi al museo dell’antico egizio. Voglio precisare che non abbiamo mai chiesto la testa del direttore del museo egizio, è una fake news che spero sia definitivamente tramontata perché ci sono anche gli estremi per la querela. Noi siamo persone perbene e non ci mettiamo a castigare chi non la pensa come noi. Non esiste la minaccia di cacciare il direttore. Certo, se magari questo direttore riuscisse, oltre a fare marketing, anche ad essere un po’ più equilibrato, potrebbe dare un accesso gratuito a tutte le persone in stato di disagio, appartenenti a tutte le etnie, non ad una soltanto”.