Mafia. Scarcerati 21 presunti boss. Timore per le vittime del racket

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Agenpress – Sono ventuno i presunti boss mafiosi della provincia di Agrigento che saranno scarcerati nelle prossime ore: il 22 gennaio scorso erano tra le 58 persone arrestate dalla dda di Palermo. Si era trattato di uno dei più grossi blitz antimafia mai ordinati nella zona. Per loro, però, il tribunale del Riesame ha annullato le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip nonostante, per la prima volta, decine di vittime del racket abbiano confermato la richiesta di pizzo.

Il tribunale del Riesame si è riservato 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di questo termine la Procura non potrà ricorrere in Cassazione, e per questa ragione restano liberi i presunti boss e i loro collaboratori di Cosa Nostra arrestati nel blitz più grande mai compiuto nell’Agrigentino.

Il Giornale di Sicilia riferisce che “tra questi c’è anche Antonino Vizzì, ritenuto dagli inquirenti il reggente della famiglia mafiosa di Raffadali. Secondo il riesame, a cui si sono rivolti i difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo e Salvatore Salvago, non ci sono sufficienti indizi di colpevolezza a suo carico.

Libero anche Giuseppe Vella, imprenditore favarese inserito nel settore del movimento terra, detto “Peppi a scecca”. Vella, difeso dall’avvocato Giovanni Castronovo, è accusato di associazione mafiosa e in particolare aver rivestito un ruolo all’interno della famiglia mafiosa di Favara.

Nei giorni scorsi sono stati scarcerati anche il medico pediatra Pietro Stefano Reina, di Cammarata, accusato di avere stretto un accordo con il presunto boss del paese Calogerino Giambrone (in cambio di voti per la moglie candidata al consiglio comunale si sarebbe impegnato a fare avere un contratto di fornitura di caffè al cognato) e i palermitani Vincenzo e Salvatore Pellitteri, padre e figlio, di Chiusa Sclafani, nel Palermitano.

Libero Raffaele Salvatore Fragapane di Santa Elisabetta, cugino di Raffaele Fragapane, ritenuto il capo del mandamento mafioso della cosiddetta “Montagna” che ha ispirato il nome dell’inchiesta. Raffaele Salvatore Fragapane era ritenuto organico alla famiglia mafiosa di Santa Elisabetta, capeggiata dal cugino.

Decisione analoga per Vincenzo Mangiapane, di Cammarata, accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni riguardanti società legate alle scommesse on-line e slot machine. Mangiapane era difeso dagli avvocati Giovanni Castronovo e Riccardo Pinella. Liberi Luigi Pullara e Angelo Di Giovanni, entrambi di Favara, accusati di essere organici alla famiglia mafiosa di Favara per i quali il Tribunale del Riesame, accogliendo le istanze del loro difensore, l’avvocato Giuseppe Barba, ha annullato l’ordinanza. I giudici del Riesame hanno rimesso in libertà anche Domenico Lombardo,  Calogero Principato e Giuseppe Blando”. 

Resta in carcere Giuseppe Quaranta, l’ex capomafia di Favara che, dalla fine di gennaio, ha cominciato a collaborare con i magistrati. Il pentito ha ammesso di avere rivestito un ruolo di vertice nel clan fino al 2013-2014, ha parlato di estorsioni e di traffico di stupefacenti e ha indicato i nomi dei capimafia della provincia.

Gli inquirenti si sono detti “preoccupati” per la situazione che si è venuta a creare, dal momento che decine di vittime del racket in questo caso hanno riferito ai magistrati di aver subito le estorsioni e rischiano persino di trovarsi faccia a faccia con gli aguzzini scarcerati.