Roma. Imbrattata la targa di Aldo Moro con la scritta “a morte alle guardie” e due svastiche

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Agenpress –  Una scritta “a  morte alle guardie” con due svastiche ai lati è stata trovata stamattina sulla base di cemento di una lapide commemorativa di Aldo Moro in via Stresa a Roma. Sul posto la polizia che indaga sulla vicenda. Secondo quanto si è appreso, la targa era stata momentaneamente rimossa per lavori di restauro.

“Una azione vergognosa e un insulto per i tanti servitori dello stato che hanno perso la vita per mantenere la schiena dritta alla democrazia di questo Paese”, hanno commentano i familiari delle vittime di via Fani, per bocca del loro legale, l’avvocato Valter Biscotti, le scritte comparse sulla lapide commemorativa di Aldo Moro a Roma.

“Oltraggiata la memoria degli agenti di Aldo Moro uccisi in via Fani. Un insulto per tutti i cittadini, romani e gli italiani”, ha commentato su twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi.

“I carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i poliziotti Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino: di fronte a questi nomi gli idioti dell’orrore che stamani hanno imbrattato la targa commemorativa di Aldo Moro, dovrebbero solo inchinarsi”.

È il duro commento di Gianni Tonelli, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), relativamente a quanto accaduto stamane tra via Stresa e via Fani, dove sulla base in cemento della targa in fase di restauro è apparta la scritta choc “A morte le guardie” accompagnata da due svastiche. “Vorremmo il nome di questi idioti inutili idioti, frutto della mancanza di cultura che impera nel nostro Paese, perché il problema è culturale. Le ideologie deviate, come quella dell’Antipolizia non tengono conto della storia, ma mirano essenzialmente a diffondere odio, trovando spazio nella pseudocultura autoreferenziale italiana, nel circuito mediatico e anche in Parlamento, grazie anche a chi, da movimenti pseudo eversivi, si è improvvisato promotore e difensore dei diritti umani, prestando spalla a idioti come quelli di stamattina che si sentono sempre più autorizzati ad infangare la memoria e il sangue versato dai miei colleghi”.