Si è spento a 107 anni Gillo Dorlfes. “L’arte è l’unica passione a cui sono rimasto sempre fedele”

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Agenpress – Gillo Dorlfes, rivoluzionario critico d’arte morto era nato nel 1910 a Trieste,  da padre goriziano e madre genovese, città che allora era parte dell’impero austroungarico. Il suo lavoro e la sua opera, che hanno spaziato in campi molteplici inclusi l’architettura, il design, la moda e l’estetica, hanno attraversato tutto il novecento, dalle avanguardie alle proposte commerciali della cultura di massa. Dorfles è morto stamani nella sua casa di Milano:  a renderlo noto è stato il nipote, spiegando che le condizioni fisiche dell’artista erano peggiorate nelle ultime 24 ore.

Nonostante l’età il critico e artista si manteneva particolarmente attivo, tanto che lo scorso 13 gennaio aveva inaugurato alla Triennale di Milano una sua mostra di dipinti, che non è una retrospettiva del suo lavoro ma si compone di quindici tele nuove realizzate nel corso del 2017. Tra le altre cose, Dorfles aveva sdoganato l’uso del termine kitsch, il “cattivo gusto”, concetto che per lui pervade l’arte, gli oggetti e il vivere quotidiano, a causa di un “eccesso di informazioni, immagini, libri” che nella sua concezione porterebbe alla “morte del bello”.

Laureato in medicina e specializzato in psichiatria, una grande passione anche per i cavalli, Angelo detto `Gillo´ ha da subito preferito l’attività di pittore e l’impegno come critico e studioso d’arte, che lo ha portato poi ad insegnare estetica nelle Università di Firenze, Trieste, Venezia e Milano: “L’arte è l’unica passione a cui sono rimasto sempre fedele, sin dalle prime folgorazioni dell’astrattismo di Klee e di Kandinsky”, ha ripetuto spesso. Anche se l’interesse per la psichiatria, le sue letture attente di Jung e Rudolf Steiner, rimarranno una sorta di filo conduttore in molti suoi scritti.

Come critico d’arte ha rivoluzionato molte categorie e ha sdoganato il ‘kitsch’, contribuendo  in maniera sostanziale al rinnovamento nel dopoguerra dell’estetica italiana, del modo di vedere l’arte e la produzione di oggetti del nostro tempo, attento alla fotografia come alla pubblicità, spesso provando ad affrontare l’aspetto socio-antropologico dei fenomeni estetici e culturali, facendo ricorso anche agli strumenti della linguistica.

Nel 1948, insieme con Atanasio Soldati, Gianni Monnet e Bruno Munari, è stato tra i fondatori del Mac – Movimento per l’arte concreta e nel 1956 ha contribuito alla realizzazione dell’Adi (Associazione per il disegno industriale). La sua bibliografia è sterminata come i suoi interessi. In tanti decenni di attività ha scritto monografie di artisti (da Bosch fino a Toti Scialoja), ha pubblicato studi sull’architettura e un saggio che ha fatto epoca sul disegno industriale (Il disegno industriale e la sua estetica, 1963).

Negli ultimi tempi si era concentrato sulla passione per l’alchimia, suo vecchio pallino. Vitriol, l’enigmatico personaggio che aveva inventato nel 2010 e che ha dato il titolo all’ultima rassegna della Triennale, nasconde nel suo nome uno degli acronimi più usati dagli alchimisti. “Ognuno deve costruirsi il suo Vitriol”, spiegava paziente al cronista, “la ricerca della Pietra Filosofale è quella del mistero che sta alla base della vita”.

“Ho dimenticato metà secolo e sto dimenticando l’altra metà perché voglio vivere nel futuro”, rispondeva pacato, qualche tempo fa ad un intervistatore che aveva fatto l’errore di ricordargli l’età. Arte, gusto, miti, mode: decano dei critici italiani e lui stesso pittore di talento, Dorfles è stato uno straordinario testimone e protagonista del Novecento e oltre.