Eurostat. I ragazzi italiani escono da casa a 30 anni, la media europa a 26

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Agenpress – In Italia i giovani rimangono di più a casa – 30,1 anni nel 2017 – superando di quasi quattro anni la media europea di 26,3 anni. E’ quanto rileva uno studio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio che incrocia dati del Fmi e di Eurostat. In Germania i giovani sono autonomi in media a 23,6 anni, in Francia a 23,8 anni. In Svezia a 20,7.

Lo studio dell’Upb parte da un recente lavoro del Fondo Monetario internazionale dal quale emerge che tra il 2007 e il 2015 il tasso di povertà è diminuito per la popolazione più anziana, gli over65, mentre l’impatto negativo più forte è stato subito dai giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni.

Secondo l’Upb il ”ruolo della famiglia tradizionale, all’interno della quale i giovani coabitano a lungo con i genitori” ha svolto negli anni della crisi “un ruolo protettivo, funzionando da ammortizzatore sociale informale per i figli, che hanno beneficiato di risorse messe in condivisione dai genitori: questo effetto ha riguardato non solo i ragazzi di 18.24 anni ma anche i giovani adulti di età tra i 30 e i 40 anni”.

Mentre per l’Ue28 si conferma che i 18-24enni sono i più penalizzati (con una crescita del 3,3% del tasso di povertà relativa), in Italia l’evidenza è diversa. Rimane una crescita del 2,5% del tasso di povertà relativa dei giovani, che però viene superato dal +4% della fascia tra i 25 e i 54 anni e dal +3,4% di quelli tra i 55 e i 64 anni.

Ma, se nell’immediatezza l’aiuto familiare riesce a tamponare le difficoltà, questo pero’ ”costituisce anche un fattore di debolezza”. L’Upb propone quindi di investire su politiche attive del lavoro in grado di stimolare maggiori intraprendenza e responsabilizzazione dei giovani e dei giovani adulti e una loro più rapida uscita dalla casa dei genitori che ne valorizzi al meglio capacità e talenti anche indipendentemente dalla fasi di crisi dell’economia.