Orlando “Non si può restare a guardare. Abbiamo il dovere di cercare un patto sulle presidenze”

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Agenpress. «Non possiamo decidere noi chi è il presidente della Camera o del Senato. Ma se si apre un ragionamento tra Tizio e Caio, e pensiamo che Tizio sia per tutti più di garanzia di Caio, allora dobbiamo incidere».

Seduto nel cuore del Transatlantico, Andrea Orlando osserva centinaia di novelli deputati muoversi come formichine impazzite alla vigilia del gong che aprirà oggi la sfida delle presidenze. Il ministro della Giustizia si muove da giorni lontano dai radar. Non ha voglia di aggiungere confusione a confusione. «Sono in una fase zen…», scherza. Ma non nega qualche ragionamento sul rebus politico che ha mandato in stallo il sistema.

Difficile la posizione del Pd: all’opposizione, ma potenzialmente decisivo per lo snodo delle presidenze e dei futuri assetti di maggioranza. Eppure fermo. Immobile.

«Io sono convinto che non ci siano le condizioni per fare alleanze, non ho particolari dubbi su questo. Però dico una cosa: non è neppure . immaginabile che noi, con il nostro 20%, non partecipiamo alla dialettica parlamentare. Altrimenti tanto varrebbe non venire in Parlamento: che facciamo, ce ne stiamo a casa?».

«È chiaro che non possiamo decidere noi chi saranno i presidenti delle due Camere. Ma se ci troviamo di fronte a due scelte, ed è possibile spingere di più nella direzione di una o dell`altra, ha senso provare a incidere. È sempre andata così, anche nella Prima Repubblica. In fondo, queste dinamiche si assomigliano. Tanto più se il Pd è all’opposizione…».