Migranti. Netanyahu rettifica: Italia era solo un esempio. Farnesina smentisce accordi

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Agenpress – “L’Italia era solo un esempio di un paese occidentale: il primo ministro non intendeva in modo specifico l’Italia”. Lo ha detto una fonte dell’ufficio di Benyamin Netanyahu riguardo la destinazione di una parte dei migranti in base all’accordo raggiunto con l’Onu.

Il ministero degli Esteri ha sottolineato l’estraneità del nostro Paese “nell’ambito del patto bilaterale tra Israele e l’Unhcr per la ricollocazione, in cinque anni, dei migranti che lo Stato Ebraico si è impegnato a non respingere”. L’accordo israeliano con l’Onu consente la partenza di almeno 16.250 africani verso l’Occidente (6mila nel primo anno).

E poco dopo arriva anche la precisazione dagli uffici di Netanyahu: “L’Italia era solo un esempio, il Primo ministro non intendeva in modo specifico quel paese”, così un collaboratore del premier israeliano ha risposto ad una domanda dell’agenzia Ansa sulle affermazioni riguardanti l’Italia come luogo di destinazione di una parte dei migranti ora in terra israeliana.

Il 3 gennaio Netanyahu aveva annunciato un programma in base al quale circa 38mila migranti entrati illegalmente in Israele, perlopiù eritrei e sudanesi, avrebbero dovuto lasciare il Paese e, in caso di rifiuto, avrebbero rischiato il carcere. Dal 4 febbraio le autorità avevano cominciato a notificare ai profughi, tramite lettere, che avevano tempo fino alla fine di marzo per lasciare volontariamente lo Stato Ebraico.

Dal momento che Israele riconosceva tacitamente che era troppo pericoloso rimpatriare sudanesi ed eritrei nei loro Paesi di origine, aveva offerto di ricollocarli in altri Paesi africani, come Ruanda e Uganda. Secondo i dati del ministero dell’Interno, attualmente vivono in Israele circa 42mila migranti, la metà dei quali bambini, donne o uomini con famiglie, che non rischiano però rimpatri a breve.

Il piano di espulsioni aveva attirato le critiche dell’Unhcr, come pure degli attivisti per i diritti umani. La presenza dei migranti in Israele è una questione politica, con Netanyahu che li ha sempre definiti non rifugiati, “ma infiltrati illegali”.