Il boss Salvatore Giuliano, intercettato in carcere, ordina di far uccidere il giornalista Paolo Borrometi

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Agenpress – Salvatore Giuliano,  boss di Cosa Nostra intercettato in carcere, mentre parlava con un altro esponente di spicco della mafia, Giuseppe Vizzini aveva ordinato:  “fallo ammazzare, ma che c…. ci interessa”. L’obiettivo è il direttore del sito d’inchiesta La Spia e collaboratore dell’Agi, Paolo Borrometi, che da quattro anni vive sotto scorta dopo avere ricevuto ripetute minacce da parte dei boss, e anche un’aggressione fisica.

Vizzini compare i destinatari del provvedimento di oggi per una serie di attentati: “Giuseppe Vizzini – si legge nel documento – ingiuriava il giornalista d’inchiesta Borrometi e Giuliano consigliava di farlo ammazzare”. “Su lurdu”, diceva Vizzini. E Giuliano: “Lo so, ma questo perché non si ammazza, ma fallo ammazzare”.

Il dialogo tra boss e mafioso intercettato dalle forze della polizia risale al mese di gennaio scorso. Un mese dopo, il 20 febbraio – come nota il magistrato – Vizzini “commentava con i figli le parole di Giuliano il quale, forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un’eclatante azione omicidiaria”.

È quanto emerge  dall’ordinanza di un’operazione che ha portato all’arresto di quattro persone, e che riporta l’intercettazione di un dialogo tra un capomafia della provincia di Siracusa e un altro esponente di spicco dell’organizzazione criminale.

“Dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra. Devi colpire a questo, bum, a terra. E qua c’è un ioufocu (un fuoco d’artificio). Come era negli anni Novanta, in cui non si poteva camminare neanche a piedi”. I boss di Pachino sono dei pericolosi nostalgici. Il figlio di Giuseppe, Simone, rilanciava: “Così, si dovrebbe fare”. E ancora Giuseppe: “Lo sai che ti dico? Ogni tanto un murticeddu (un morto ndr) vedi che serve… per dare una calmata a tutti. Un murticeddu, c’è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli”.