Milano. Tangenti, regali, finte diagnosi e borse Vuitton. Sei arresti, anche 4 primari

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Agenpress – Agli arresti domiciliari sono finiti, per l’Istituto Ortopedico Pini – Cto, il direttore sanitario Paola Navone, il responsabile dell’unità operativa di Chirurgia ortopedica ripartiva Giorgio Maria Calori e il direttore dell’Unità di ortopedia correttiva Carmine Cucciniello. Per il Galeazzi, il direttore del laboratorio analisi Lorenzo Drago e il responsabile del reparto di chirurgia ricostruttiva Carlo Luca Romanò.

In carcere è finito invece Tommaso Brenicci, titolare di una società di Monza specializzata nel settore sanitario. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’imprenditore è accusato di aver “corrisposto” ai due primari del Pini “denaro e altre utilità perché favorissero l’acquisto” da parte dell’ospedale pubblico “del dispositivo ‘MicroDttect’, utilizzato per la diagnosi delle infezioni osteoarticolari, e commercializzato dalle società Kubik Medical srl, riconducibile a Brenicci, e 41 srl, riferibile, oltre che allo stesso imprenditore, ai due medici del Galeazzi, Drago e Romanò.

Calori, in particolare, avrebbe favorito l’acquisto “di dispositivi medici forniti dalle società riconducibili all’ imprenditore”, tutte attive nel settore del “commercio all’ ingrosso di articoli medicali ed ortopedici”, assicurando “alle stesse – scrive il gip Teresa De Pascale – nel periodo compreso tra il gennaio 2012 e aprile 2017, un ricavo complessivo di 874.162 euro”.

È il bilancio del blitz condotto dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Milano nel nuovo filone di indagine sulle presunte tangenti nella sanità lombarda. Il fascicolo, aperto dai procuratori aggiunti Eugenio Fusco e Maria Letizia Mannella, nasce dalla più ampia inchiesta che nel marzo scorso aveva portato all’arresto di Norberto Confaloneri, primario di ortopedia del Pini. Anche in questo caso, l’indagine ruota attorno al presunto giro di tangenti che sarebbero state incassate da primari e dirigenti per favorire alcune società nella fornitura di protesi ortopediche ai due ospedali milanesi.

Giorgio Maria Calori avrebbe invece paventato a un “facoltoso paziente l’esistenza di una grave infezione” che, se non curata, avrebbe portato “all’amputazione di un piede” per “manifestare la necessità di procedere ad un’operazione” in una clinica di Milano dove “operava privatamente”, anche se l’infezione non c’era. A dirlo, in un’altra intercettazione, è Carmine Cucciniello, anche lui arrestato.

“Il Pini è l’ospedale più facile del mondo! (…) perché non ci sono gare, se sei amico di un chirurgo usi i prodotti che vuole, cioè tutto libero, tutto libero!”. Così Tommaso Brenicci descriveva in un’intercettazione la “scarsa trasparenza e legalità nelle pubbliche forniture dell’Istituto Ortopedico Cto-Pini” di Milano. Lo si legge nell’ordinanza d’arresto.

Dietro questa libertà di concludere affari privati, fatta di accordi tra amici, società occulte per guadagnare stecche da 100mila euro a colpo, di richieste di “consigli” ad ex magistrati perché si informino su pratiche, esce un sottobosco miserabile e, a tratti, criminale. A un’anziana definita “morta di fame”, pensionata in difficoltà economica, che già “aveva pagato 300 euro di visita” e chiedeva di pagare a rate il resto, lo stesso Calori risponde sprezzante: “Allora la perizia la prossima volta gliela farò anche io in due tempi”.  La cupidigia del medico è descritta in un’intercettazione in cui parla l’ex sottosegretario alla Regione Lombardia, l’ex magistrato Cioppa su Calori dice: “Come clinico numero uno, sì numero uno come clinico, anche come chirurgo, ma come umanità vale zero spaccato”.

Sempre Calori avrebbe diagnosticato a un paziente 70enne una grave infezione che, se non curata, avrebbe portato “all’immediata amputazione di un piede”. “Dobbiamo procedere subito con un intervento”, naturalmente in clinica privata e costosissimo. Ma l’infezione non c’era e Calori lo sapeva, ma aveva bisogno di soldi. Un altro medico arrestato, Carmine Cucciniello, accortosi dell’intervento proposto all’anziano lo etichetta come un “delinquente vero”, anche per via, chiarisce il giudice, “di alcune scelte condizionate dal crescente bisogno di denaro e dalle contingenti difficoltà finanziarie in cui versava”.

Brenicci, l’imprenditore arrestato, parlando con la sua collaboratrice raccontava di avere ricevuto da parte di Calori un’esplicita richiesta di denaro di 150mila euro.

I soldi Calori li prendeva anche come socio indiretto e poi per le consulenze, le interviste tv, i rimborsi per partecipazione a convegni extralusso. E ancora una borsa di Louis Vuitton in regalo . La moglie si lamenta per la spesa eccessiva. “Stefi, ti va bene una Vuitton?” E la moglie: “Ma no io ne ho già una più grande. Ma non rompere… che ce la regalano”.