Alitalia. Osservatorio trasporti (Balotta). Dopo 10 anni di Cassa Integrazione nessuno compra

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Agenpress – E adesso, dopo dieci anni di tentativi falliti di salvare la compagnia, la patata bollente passerà al nuovo Governo, se ci sarà, e se non ci sarà si trascinerà ancora per altro tempo. Lufhtansa vuole comprare la compagnia risanata ma a patto che Alitalia venga prima risanata, cosa che non siamo capaci di fare, allora perché vendere?

Nel 2008 Alitalia era sommersa dai debiti, nonostante i tentativi fallimentari dei governi di centro-sinistra di risanarla che avevano attirato le state accuse di aiuti di Stato da parte della UE. Con gli accordi di Palazzo Chigi, vennero individuati oltre 5mila lavoratori in esubero della vecchia Alitalia che finirono in cassa integrazione per quattro anni, più tre di mobilità (7 anni totali) con un sussidio all’80% dell’ultimo stipendio, finanziato con una tassa di tre euro di tutti i biglietti aerei e dalle tasse dei contribuenti che finiscono nell’INPS. Pochi giorni fa la CIGS è stata prorogata fino al 31 ottobre per 1.480 addetti. 20 anni di inutile cassa integrazione.

Da ricordare che nel 2014 ci fu il tentativo di Etihad di entrare con il 50% del capitale, matrimonio che venne salutato trionfalmente da Renzi. A luglio di quell’anno scattarono altri ammortizzatori sociali per oltre 2.200 addetti in esubero. Nell’aprile 2017 la ex compagnia di bandiera venne commissariata per essere venduta. Da allora è passato più di un anno e la data finale della cessione, già prorogata una volta, è stata di nuovo spostata dal 30 aprile al 31 ottobre, mentre la restituzione del prestito statale di 900 milioni a tassi inferiori di quelli di mercato è stata anch’essa posticipata al 15 dicembre. Il prestito ha provocato una nuova infrazione europea per aiuti di stato. Neppure il torrente di risorse pubbliche messe a disposizione per gli ammortizzatori sociali non ha risolto il problema. Nel frattempo l’ex socio Etihad (che doveva essere il salvatore) reclama al Tribunale di Civitavecchia la restituzione di 200 milioni di euro.

Adesso quello che Renzi e Gentiloni hanno evitato surrettiziamente, ovvero la vendita dell’ex compagnia di bandiera chiesta a gran voce dai contribuenti italiani e dai consumatori, lo faranno alla luce del sole Di Maio e Salvini, che hanno già fatto sapere che Alitalia deve rimanere in mano pubblica. Ha vinto chi non ha voluto staccare la spina del controllo politico clientelare e corporativo. E così visto che la coperta era ed è corta a farne le spese sono stati in primo luogo altre imprese ed altri settori merceologici che non hanno potuto accedere agli ammortizzatori sociali. E’ insensato tenere in vita artificialmente la compagnia in un mercato che cresce come quello del trasporto aereo, che in questo modo viene privato dei margini di sviluppo di cui il sistema Italia, fatto di turismo e di imprese in ripresa, ha bisogno.

Dario Balotta presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti)