Pd. Resa dei conti tra renziani e non. Giachetti. Vediamo se Renzi ha i numeri

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Agenpress – E’ guerra all’interno del Partito Democratico dove è in atto una vera e propria resa dei conti tra renziani e non in attesa della Direzione, dove si discuterà in particolare di un eventuale accordo con il M5S. Nel  documento preparato dai renziani i e sottoscritto già da un numero considerevole di parlamentari dem (77 su 105 tra i deputati e 39 su 52 tra i senatori, al momento) compresi i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci,  i firmatari premettono che “proveniamo da storie e percorsi diversi” e “non sappiamo se il prossimo congresso ci vedrà sulle stesse posizioni o se, del tutto legittimamente, sosterremo candidati diversi. Pensiamo tuttavia che tre punti chiave ci uniscano in modo forte”. I punti sono, appunto, il no alle “conte interne”. Poi, il fatto che “lo stallo creato dal voto del 4 marzo sia frutto dell’irresponsabilità del centrodestra e del M5S”.

Inoltre “crediamo che il Pd debba essere pronto a confrontarsi con tutti, ma partendo dal rispetto dell’esito del voto: per questo non voteremo la fiducia a un governo guidato da Salvini o Di Maio. Significherebbe infatti venire meno al mandato degli elettori democratici. E’ utile invece impegnarci a un lavoro comune, insieme a tutte le altre forze politiche, per riscrivere insieme le regole del nostro sistema politico-istituzionale”. Infine, un appello “l’intera comunità del Pd” perché “sappia affrontare i passaggi difficili di questa stagione politica in modo coraggioso e il più possibile unitario”.

Gli esponenti delle componenti che fanno capo a Franceschini e Fassino, ad Andrea Orlando, a Gianni Cuperlo, a Michele Emiliano, a ReteDem e allo stesso Martina,  sono orientate a chiedere domani in Direzione un voto sul mandato del reggente Maurizio Martina fino all’Assemblea nazionale.

“Il Partito democratico non è monolitico, può essere che Renzi non abbia la maggioranza in Direzione”, dice Roberto Giachetti (PD), al quale si aggiunge Ileana Argentin,  “il Pd non è Matteo Renzi. La sua maggioranza nella direzione se è composta da persone corrette dovrà seguire la linea di Martina, perché in democrazia è nel nostro partito e così che si fa”.

“I segretari vanno e vengono dentro i partiti democratici – continua – per cui non riesco a capire tutto questa polemica attuale verso Renzi. Lui attualmente è un iscritto che ha vinto un collegio in Senato, perché gli continuiamo a dare l’importanza che non ha?”. E conclude: “Ora però basta, attualmente è Martina il segretario e a lui va la nostra fiducia”.

Per il presidente della Regione Puglia e leader di Fronte democratico, Michele Emiliano, se il Pd “rimane renziano è finito. Abbiamo purtroppo vissuto questi quattro anni di renzismo che hanno modificato geneticamente il Partito democratico, e adesso bisogna decidere: o il Pd rimane renziano e a quel punto non c’è speranza, è finito, perché è evidente che gli elettori non sopportano questo genere di impostazione – ha rilevato Emiliano – oppure prova a diventare un’ altra cosa, in teoria anche con la collaborazione di Renzi se avesse voglia di cambiare”. “Ma  non ho mai avuto la sensazione che nella testa di Renzi ci sia un qualunque desiderio di cambiare idea, il che evidentemente lo costituisce come uno di quelli che non cambiano mai idea”.