Mattarella ricorda Luigi Enaudi e avverte Salvini e Di Maio. Non sono un notaio

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Agenpress – A settant’anni dal giuramento e dall’entrata in carica del Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, il Presidente Sergio Mattarella si è recato a Dogliani, paese dello Statista piemontese.

La cerimonia commemorativa, che si è svolta nella sala Consiliare del Palazzo Municipale, è stata aperta dai saluti di Franco Paruzzo, Sindaco di Dogliani, e di Enrico Filippi, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi.

E’ quindi intervenuto Massimo Luigi Salvadori, Consigliere emerito del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.

La cerimonia si è conclusa con l’intervento del Presidente Mattarella.

“Rendere omaggio oggi, nel 70° anniversario del giuramento del primo presidente ‘costituzionale’ della Repubblica, significa riflettere sui caratteri della nostra democrazia, che reca i segni incancellabili del suo magistero. Era, quella italiana, una democrazia in bilico. Erano avvenute scelte divaricanti” ma “i risultati delle elezioni generali del 18 aprile 1948 avevano rappresentato lo spartiacque che avrebbe segnato i decenni successivi. E la democrazia uscì vincente dalla prova”.  “Difatti – ha aggiunto il Capo dello Stato – la divaricazione tra le forze politiche legittimate a guidare il Paese e le forze politiche alle quali era assegnato il ruolo di opposizione non si tradusse mai in una democrazia dissociativa che avrebbe reso la Repubblica fragile e debole”.

“Cercando sempre leale sintonia con il governo e il Parlamento, Luigi Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario”. Questo è uno dei passaggio dell’intervento del presidente della Repubblica a Dogliani. “Fu il caso illuminante del potere di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo le elezioni del 1953 per la quale non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Democrazia Italiana”, aggiunge.

“Le osservazioni al governo non avevano mai “indole di critica, sebbene di cordiale collaborazione o di riflessioni comunicate da chi, anche per ragioni di età, poteva essere considerato un anziano meritevole di essere ascoltato”. “Einaudi – ha ricordato Mattarella – rinviò due leggi approvate dal Parlamento, perché comportavano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, in violazione dell’art.81 della Costituzione”.

“Il costituzionalismo di Luigi Einaudi, testimoniato dalla sua attivissima partecipazione al dibattito dell’Assemblea costituente, si può riassumere nel binomio libertà e buongoverno. Due elementi che esprimevano le convinzioni più profonde dello studioso Einaudi: solo una società libera e robusti contropoteri avrebbero impedito abusi” spiegando come Einaudi “appare fortemente segnato dal timore del ritorno di spinte all’autoritarismo, in una dimensione che i commentatori odierni potrebbero riferire alla sconsiderata formula – pur inconsistente e insostenibile – della ‘democrazia illiberale’. Di qui il suo profondo convincimento avverso all’assemblearismo”.

Quello del presidente della Repubblica è un ruolo di “tutore dell’osservanza della legge fondamentale della Repubblica”.

Sempre a proposito dei “contrappesi istituzionali”, Mattarella cita La Città libera di Einaudi: “I freni hanno lo scopo di limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti scelti dalla maggioranza degli elettori”. La citazione fatta da Mattarella di Einaudi assume quasi i contorni di un richiamo ai doveri dei politici: “tu non potrai operare a tuo piacimento, tu devi, sotto pena di violare giuramenti e carte costituzionali solenni, osservare talune norme che a noi parvero essenziali alla conservazione dello Stato che noi fondammo – dice Mattarella citando Einaudi -. Se tu vorrai mutare codeste norme, dovrai prima riflettere a lungo, dovrai ottenere il consenso di gran parte dei tuoi pari, dovrai tollerare che taluni gruppi di essi, la minor parte di essi, ostinatamente rifiutino il consenso alla mutazione voluta dai più”.

“Cercando sempre leale sintonia con il governo e il Parlamento, Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario. Fu il caso illuminante del potere di nomina del presidente del Consiglio, dopo le elezioni del 1953. Nomina per la quale non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Dc”, ha detto Mattarella sottolineando che quella di Einaudi fu “una presidenza tutt’altro che ‘notarile'”.