Il cervello si può potenziare, ma…..

700

Agenpress. Le neuroscienze non sono soltanto grandi laboratori, temi complessi, immagini colorate di cervelli e curiosità per il grande pubblico. La ricerca sul funzionamento del nostro cervello ha fortissimi ricadute culturali, sociali, legali e politiche. Lo ha dimostrato la conferenza pubblica che si è svolta questo pomeriggio a Milano, presso il centro congressi Sant’Ambrogio di Milano, per l’organizzazione della Società italiana di neuroetica e dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, un appuntamento aperto ai non esperti nell’ambito della settimana della Neuroetica in corso nel capoluogo lombardo.

Stefano Cappa, neuroscienziato di fama e direttore scientifico del Fatebenefratelli, ha evidenziato come gran parte del nostro comportamento sia evidentemente correlato a mutamenti nel nostro cervello. La storia dell’operaio americano Phineas Gage, evocata durante la sua relazione, è l’inizio di una storia che ci porta ai giorni nostri. Cappa ha però voluto esprimere cautela sulle più recenti applicazioni di questa idea: se infatti potessimo modificare in certi modi il nostro cervello, avremmo un potenziamento delle nostre prestazioni, ma questa promessa è ancora prematura.

Michela Balconi dell’Università Cattolica proprio sul tema del potenziamento ha presentato nuovi strumenti che aprono la strada a potenziali successi e ad altrettanti quesiti etici. Il filosofo del San Raffaele Massimo Reichlin ha compiuto una panoramica sulle conseguenze generali che le nuove conoscenze neuroscientifiche hanno sulla nostra concezione di che cosa sia una persona e di quale sia la sua dignità.

In questo cambio di paradigma rientra l’idea che la libertà possa essere un’illusione, sfida di cui ha parlato Andrea Lavazza del Centro universitario internazionale di Arezzo. Nel caso fosse così, anche l’idea di responsabilità penale si attenuerebbe e lo stesso diritto potrebbe dovere cambiare, come ha spiegato Pietro Pietrini, direttore della Scuola Alti Studi IMT di Lucca. Ma anche l’educazione dei bambini dovrebbe tenere conto delle fragilità e delle potenzialità di ogni singolo individuo per come le neuroscienze e la genetica le portano alla luce in modo nuovo, ha concluso Antonella Marchetti, dell’Università Cattolica, che ha coordinato i lavori, seguiti da un pubblico interessato e attento.