Berlusconi. Il Pg non si oppone alla riabilitazione perché aveva diritto e requisiti

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Agenpress – Silvio Berlusconi aveva diritto ad avere la riabilitazione e i requisiti c’erano. A dirlo sono il procuratore generale Roberto Alfonso e il sostituto pg Maria Saracino, nella loro decisione di non opporsi alla riabilitazione in quanto non presenta vizi di legittimità e non c’erano spazi di impugnazione. Tra l’altro, nel codice penale c’è l’articolo 180 che regola la revoca della riabilitazione nel caso in cui la persona commetta, “entro sette anni” da quando è stata riabilitata, reati dolosi con condanna definitiva ad una pena non inferiore ai due anni.

I “carichi pendenti” dei procedimenti Ruby ter in corso a “Milano, Roma e Torino” non escludono “di per sé la sussistenza della regolarità della condotta”. E ciò anche se la presunta corruzione in atti giudiziari contestata in alcune tranche arriva sino al “28 gennaio 2016”, ossia nel periodo dopo l’espiazione pena.

Pertanto hanno restituito oggi  allo stesso collegio della Sorveglianza gli atti agli stessi giudici. Il Tribunale nel provvedimento spiegava che per accertare la “buona condotta”, requisito ‘chiave’ per la riabilitazione, “non possono essere presi in considerazione i comportamenti anteriori” – neppure nel caso rivestano “valenza negativa” – ai tre anni successivi all’espiazione della pena.

Inoltre, Berlusconi “non ha riportato condanne ulteriori” dal 2015 in poi “neanche per fatti antecedenti”.

E poi le “informazioni di Polizia e dei Carabinieri”, ossia le relazioni delle Questure di Milano e Roma e dei militari di Monza, redatte tra aprile e il 4 maggio scorso, “danno conto di una buona condotta” e non riportano segnalazione negative.