Card. Bassetti: non rinunciare ad essere lievito e sale per il bene dell’Italia

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Agenpress. Guardare con fiducia al bene che c’è in Italia e impegnarsi di più a fianco di chi si occupa della cosa pubblica, senza dimenticare il Mediterraneo che ha urgente bisogno di pace. Così il card. Gualtiero Bassetti nell’intervento di apertura all’Assemblea generale della Cei che si tiene a Roma fino al 24 maggio.

Il card. Bassetti apre l’assise dei vescovi italiani con un intervento che, pur non negando le criticità del momento attuale, punta a sottolineare le forze e le energie positive che esistono nel Paese e a rinnovare la speranza, la fiducia e l’impegno della Chiesa italiana verso il futuro.

Ma il suo sguardo va poi all’Italia e afferma: “Non sarebbe difficile, probabilmente, dar fiato a una serie di preoccupazioni, a fronte delle difficoltà in cui si dibatte la nostra gente, a causa di una crisi economica decennale che ha profondamente inciso sulla stessa tenuta sociale”. Oppure osservare il “clima di smarrimento culturale e morale, che ha prodotto un sentimento di rancore diffuso, di indifferenza alle sorti dell’altro, di tensioni e proteste”. Così come gli effetti pesanti di tutto questo anche in politica con il lungo periodo di stallo post elezioni. Ma il card. Bassetti invita i suoi confratelli a cogliere quanta disponibilità per il bene comune e quante ragioni ci siano ancora per non darsi per vinti. L’esortazione  è a prendere “le distanze dal disincanto, dalla prepotenza e dalla sciatteria morale che ci circondano e dalle nostre stesse paure”.

E ricorda l’appello ai Liberi e Forti lanciato 100 anni fa “da un gruppo di tenaci democratici, riuniti intorno a don Luigi Sturzo”. “Fu l’inizio di una storia, quella del cattolicesimo politico italiano, che ha segnato la nostra democrazia e che ci ha dato una galleria di esempi alti di dedizione, di umiltà, di intelligenza”. Il presidente della Cei invita a tornare a quello spirito, a guardare con predilezione a quanti operano in politica e all’impegno di evangelizzazione in questo contesto. “Nessuno può negare – continua il cardinale – che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia. Chi si impegna nell’amministrare la cosa pubblica deve ritornare ad essere un nostro figlio prediletto: dobbiamo mettere tutta la forza che ci resta al servizio di chi fa il bene ed è davvero esperto del mondo della sofferenza, del lavoro, dell’educazione”.