Di Maio. Job Act va rivisto, troppi precari, pensioni quota 100. Via spesometro, redditometro, spese di settore

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Agenress – “Non faccio annunci, non prometto miracoli, parlo di fatti. Io sarò un servitore dello Stato e del popolo italiano, lo farò con tutte le mie forze. Dipenderà molto dal sostegno che ci darete, alla parata del 2 giugno tanta gente, ma veramente tanta ci ha abbracciava. La mia più grande preoccupazione sarà non deludere gli italiani e non vi deluderò”.

Lo afferma il ministro del Lavoro Luigi Di Maio in diretta su facebook dal Ministero dello Sviluppo economico.

“Il Job Act va rivisto, c’è troppa precarietà. La gente non ha certezza neanche più per prenotarsi le vacanze non solo per sposarsi e se dobbiamo dare più forza all’economia la dobbiamo ridurre”.

“Questi due ministeri insieme sono una potenza, se si parlano. Da questi ministeri partono i nostri cavalli di battaglia. Tra le iniziative da affrontare subito, nel breve medio e lungo periodo, ci sono il via allo spesometro, al redditometro, alle spese di settore. Poi dobbiamo portare avanti delle politiche industriali, con investimenti nell’auto elettrica”.

E sulla riforma delle pensioni “applicheremo la misura quota 100 per superare la Fornero”.

“Già da oggi pomeriggio sarò al lavoro al ministero, così come tanti altri ministri. Credo che possiamo fare veramente la differenza. Saranno i cittadini a giudicarci, non facciamo annunci. Siamo una bella squadra, molto affiatata e possiamo lavorare bene insieme” aveva detto  arrivando alle celebrazioni per il 2 giugno in via dei Fori Imperiali.

“Se lavoreremo bene penso che potremo sempre più ricucire il Paese soddisfacendo le esigenze delle persone”.

“I centri per l’impiego sono di competenza: bene vuol dire che metterò assieme gli assessori al Lavoro di tutte le Regioni italiane e cominceremo a lavorare per migliorare questi centri che hanno bisogno di più personale, di più risorse e di una filosofia diversa dove c’è lo Stato che mi consiglia su cosa formarsi in attesa che arrivi una proposta di lavoro”.

“Chiamerò al Mise come consulente Sergio Bramini, l’imprenditore che aveva crediti nei confronti dello Stato, che non glieli ha pagati. Lui ha dovuto far fallire la sua azienda e alla fine lo Stato gli ha pignorato la casa”.