Milano. Senegalese ucciso. Fermato un italiano. Escluso il movente razziale

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Agenpress –  Svolta nella notte a Milano nelle indagini per l’omicidio del senegalese Assan Diallo. Fabrizio Butà, 47 anni, è stato fermato e ha confessato, davanti al pm Christian Barilli, di avere ucciso Diallo sabato sera a colpi di pistola a Corsico, nell’hinterland del capoluogo lombardo.

Assan Diallo lavorava nel settore della Security anche nei supermercati e come ‘buttafuori’ nei locali della zona di Corsico, alle porte di Milano. Gli investigatori, dopo aver vagliato la pista razzista, ritengono che il senegalese possa essere stato ucciso per vendetta da parte di qualcuno con cui aveva litigato per via del suo lavoro di buttafuori in alcuni locali oppure per questioni legate alla malavita dell’hinterland milanese, in particolare al mondo dello spaccio di droga.

Aveva piccoli precedenti, alcuni risalenti a più di venti anni fa, per utilizzo di denaro falso e per una patente contraffatta. La zona di Corsico è da sempre considerata un territorio con forte presenza di clan legati alla criminalità calabrese e numerosi sono stati gli arresti di uomini legati alla ‘ndrangheta.

L’uomo è stato colpito da 6 colpi alla testa, 4 al petto ed altri alle braccia anche quando era a terra, alle 22,45 di sabato 16 giugno all’angolo tra Via Curiel e Via delle Querce, nel quartiere Lavagna di Corsico all’interno di un piccolo parco che si trova sul retro di un bar gestito da cinesi, in quel momento chiuso. Nella zona non ci sono telecamere di sorveglianza. Non ci sono testimoni dell’omicidio anche se sul parchetto si affacciano numerose case popolari gestite dall’Aler.

Il sicario avrebbe sparato dal prato del piccolo parco e si sarebbe accertato che l’uomo fosse morto colpendolo mentre era già a terra con spari a bruciapelo.  Una pistola semiautomatica, che i Carabinieri stanno esaminando, è stata trovata in uno spazio condominiale di uno stabile proprio nei pressi di via delle Querce dove è stato ucciso Assane Diallo.

Gli esami balistici stabiliranno se è la stessa che ha freddato l’immigrato. Sembra quindi escluso il movente razziale per la lite avvenuta presso un chiosco del quartiere popolare di Tessera a Cesano Boscone dove la famiglia di Dillo viveva, di cui la moglie Olivia aveva raccontato agli inquirenti. Per la donna si sarebbe trattato di un ‘crimine razziale’. L’aggressore aveva, durante il litigio, insultato pesantemente il marito con epiteti razzisti.