Migranti. Conte a Bruxelles. Superare regolamento di Dublino

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Agenpress – La proposta italiana conta di dieci punti: dai Paesi di primo sbarco ai centri di protezione e accoglienza. E mira a “una puntuale politica di regolazione dei flussi che sia realmente efficace e sostenibile e al totale superamento del regolamento di Dublino, che noi riteniamo” legato “ad un quadro emergenziale” quando invece vogliamo una gestione “strutturale”, afferma il premier Giuseppe Conte arrivato al vertice informale europeo a Bruxelles.

L’Italia in Europa è chiamata ad una sfida cruciale. E vi garantisco che sarà un radicale cambio di approccio sul tema”. Centri di accoglienza in più Paesi europei e non solo in Italia o Spagna. E’ questo l’ottavo punto della proposta secondo la quale nel momento in cui, nonostante il primo filtro posto in Africa, i migranti riescano ad arrivare sulle coste italiane, a farsene carico non pò essere solo l’Italia o la Spagna. Il meccanismo, spiegano le stesse fonti, prevede quindi una ripartizione obbligatoria di chi sbarca in maniera illegale sulle coste meridionali europee. Con l’applicazione della proposta italiana sui flussi migratori, il tema dei movimenti secondari diventa quasi “ininfluente”. Nel documento si legge: attuando i sette principi precedenti, “gli spostamenti intra-europei di rifugiati sarebbero meramente marginali.

Così i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra i Paesi interessati”.

Ribadito il  ‘no’ alla proposta franco-spagnola, in particolare agli hotspot nei Paesi europei. Conte ha sottolineato con forza che i Paesi di primo approdo come Italia, Grecia e Spagna non possono diventare il campo profughi d’Europa. “Centri di protezione internazionale nei Paesi di transito. Per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di rimpatri volontari.

A questo scopo l’Ue deve lavorare con UNHCR e OIM. Perciò è urgente rifinanziare il Trust Fund UE-Africa (che ha attualmente uno scoperto complessivo di 500milioni di euro) che incide anche su contrasto a immigrazione illegale su frontiera Libia-Niger”. Libia e Niger sarebberodunque le possibili sedi dei centri di protezione che, secondo l’Italia devono essere “a gestione europea”.

La parola hotspot, si sottolinea ancora, non è stata usata dal premier Giuseppe Conte al vertice tra i 16 Paesi Ue: si tratterebbe, comunque, di centri in cui sono esaminate le richieste di asilo di chi vi arriva. L’Italia chiede di “scindere tra porto sicuro di sbarco e Stato competente ad esaminare richieste di asilo”.