Usa. La Corte Suprema approva il Travel Ban di Trump contro 5 paesi islamici

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Agenpress – La Corte Suprema americana ha dato ragione al 45esimo presidente americano sostenendo che non ha violato la legge quando lo scorso settembre ha introdotto restrizioni agli ingressi su suolo americano di cittadini di alcune nazioni prevalentemente musulmane: Libia, Iran, Somalia, Siria e Yemen. Anche i cittadini della Corea del Nord e alcuni funzionari del Venezuela non possono mettere piede in Usa ma questi casi non facevano parte della questione giunta sul banco del massimo organo giudiziario statunitense.

Ad aprile, inoltre, il Chad fu rimosso dalla ‘lista nera’, la terza versione del cosiddetto travel ban voluto da Trump sin dall’inizio della sua amministrazione. Il presidente, in un tweet ha festeggiato dicendo “Wow”. Con 5 voti a favore e 4 contro, il giudice John Roberts ha annunciato che le restrizioni volute da Trump in tema di immigrazione ricadevano “esattamente” nella sua autorità.

La Corte Suprema ha respinto la tesi sostenuta, per esempio, da un giudice federale delle Hawaii secondo cui il travel ban non era altro che una discriminazione religiosa che viola la Costituzione americana. Secondo Roberts, l’ordine relativo a quello che è stato anche chiamato muslim ban si fonda “espressamente su fini legittimi: prevenire l’ingresso di cittadini che non possono essere controllati adeguatamente inducendo altri Paesi a migliorare le loro pratiche. Il testo non dice nulla sulla religione”.

La prima – subito bloccata – provocò il caos negli aeroporti Usa, dove in molti si riversarono per protestare contro Trump, dando il via a una marea di cause legali. L’attuazione di una seconda versione fu permessa dalla Corte Suprema lo scorso giugno, quando accettò di occuparsi dei ricorsi contro di essa; i ricorsi furono giudicati decaduti quando in ottobre il travel ban giunse a scadenza. Lo scorso gennaio la stessa Corte decise di ascoltare di nuovo sfide legali lanciate contro il terzo travel ban. La versione attuale del travel ban era già in vigore per via di un ordine di giudici dello scorso dicembre che ne permetteva l’implementazione mentre lo scontro legale andava avanti.