Allarme medici. “Nei prossimi 5 anni ne mancheranno 11.800”

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Agenpress – “Nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici e questo anche nell’ipotesi di un totale sblocco del turn over perché i medici che lasceranno il servizio saranno oltre 54 mila”. E uno su tre lascia per motivi diversi dal raggiunto limite di età. Le carenze maggiori si registrano per igienisti, patologi clinici, internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori”.

È questo il quadro del fabbisogno medico in Asl e ospedali tracciato dal Laboratorio Fiaso sulle politiche del personale e i cui risultati sono stati presentati a Roma, in occasione dell’Assemblea annuale della Federazione delle aziende sanitarie pubbliche.

“Abbiamo ancora più medici degli altri Paesi Ue con sistemi sanitari assimilabili al nostro, ma da qui al 2022 tra uscite dal lavoro dei baby boomer in camice bianco e numero contingentato di nuovi specialisti mancheranno all’appello 11.803 dottori anche se si andasse verso un totale sblocco del turn over. Questo anche a causa del fatto che il 35% di loro lascia il lavoro prima dei sopraggiunti limiti di età. O perché si prepensiona o per andare nel privato. Mentre in entrata uno specializzando su quattro non opta per il servizio pubblico”, sottolinea lo studio.

Le uscite anticipate dei medici dal servizio pubblico, spiega il presidente Fiaso Francesco Ripa di Meana, “hanno varie ragioni, come la paura dell’innovazione organizzativa e tecnologica e di veder cambiare in peggio le regole del pensionamento, oppure il dimezzamento necessario dei posti di primario, che ha finito per demotivare tanti medici a proseguire una carriera oramai senza più sbocchi”. Le carenze maggiori si registrano per igienisti, patologi clinici, internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori.

Il primo dato a saltare all’occhio è il primato italiano di anzianità dei nostri medici, che nel 51,5% dei casi hanno superato i 55 anni di età, contro il 10% del Regno Unito, il 20% o poco più di Olanda e Spagna, mentre Francia e Germania si collocano al secondo e terzo posto ma con percentuali di medici con i capelli bianchi del 40 circa per cento. Questo perché ai molti che hanno via via abbandonato i loro posti per sopraggiunti limiti di età o per altre ragioni non hanno fatto seguito che poche assunzioni a causa dei reiterati blocchi del turn over.

La proiezione nazionale dei dati del campione dice che dal 2012 al 2017 24.651 dirigenti medici hanno lasciato il servizio. Una media di circa 4.100 cessazioni l’anno. Che hanno generato il progressivo invecchiamento della popolazione medica, tant’è che se del campione solo nel 2012 erano in 422 a spegnere le 65 candeline che spesso coincidono con la pensione, lo scorso anno la platea dei potenziali pensionandi era salita a quota 2.087. E il trend è in costante crescita.

Se un medico su tre lascia il servizio pubblico per motivi diversi dai sopraggiunti limiti di età, uno specializzato su quattro opta anche lui per altro, come il lavoro nel privato, in convenzione o magari all’estero. Questo, più i contratti di specializzazione contingentati, crea un gap crescente dal 2017 in poi tra medici neo-specializzati e medici che lasciano il posto.  Dal 2018 al 2022 avremo 11.800 medici in meno di quelli necessari a sostituire chi ha lasciato il proprio posto. E il gap maggiore si avrà per Igiene pubblica (- 2.670) medicina interna (-1.638), medicina d’urgenza (-1.080) e chirurgia generale (-1.039).