Manovra. Verso l’abolizione degli 80 euro per finanziare la flat tax e il reddito di cittadinanza

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Agenpress – Con la flat tax, l’avvio del reddito di cittadinanza e probabilmente un primo allentamento della legge Fornero sulle pensioni, la manovra del 2019 costerebbe sulla carta circa 25 miliardi di euro, di cui metà per sterilizzare gli aumenti dell’Iva. Sul fronte delle coperture, per ora, ci sono il bonus Renzi, un paio di miliardi di altre detrazioni per le imprese che potrebbero sparire, e il gettito della “pace fiscale”.

Altro fronte delicato tra Lega e 5Stelle, con questi ultimi che puntano a circoscrivere la sanatoria solo ai piccoli contribuenti, mentre la Lega la ipotizza anche per le imprese. Da come la si imposta dipenderanno anche gli incassi, che oscillano tra uno e 3 miliardi.

Lega e Movimento 5 Stelle hanno deciso di “rottamare» il bonus Renzi degli 80 euro. Introdotto nel 2014 dall’allora presidente del Consiglio, che ne fece una battaglia quasi personale con Angelino Alfano e Pier Carlo Padoan, il «premio» da 80 euro lordi mensili per i lavoratori dipendenti sotto i 26 mila euro di reddito costa la bellezza di 9 miliardi euro l’anno e finisce nelle tasche di 11 milioni di contribuenti.

Ma, come ha spiegato il ministro Giovanni Tria, ora sarà azzerato e i fondi saranno usati per finanziare il primo modulo della flat tax per le persone fisiche, che debutterà con la Legge di Bilancio del 2019, insieme all’estensione della tassa forfettaria del 15% per le imprese. Il “bonus” per cui Renzi si è tanto battuto  è troppo complicato, perché non è uno sgravio e non riduce la pressione fiscale complessiva. Inoltre, crea problemi al momento dei conguagli, perché molte persone sono costrette a restituirlo in tutto o in parte per aver superato il tetto di reddito. Se l’addio al bonus Renzi mette d’accordo sia M5S che Lega, csì come la “pace fiscale” (che darebbe un gettito una tantum), sulla copertura della manovra fiscale c‘è ancora qualche distanza all’interno del governo. Come scrive il Corriere della Sera, ci sono differenze sulla linea da tenere con la Ue nel negoziato per ottenere la possibilità di fare un deficit un po’ più alto: se Salvini e i suoi sono prontissimi allo scontro, Di Maio appoggia la linea di Tria della “compatibilità”.