Tria. Nessun allarme per fibrillazioni spread. Partire con reddito di cittadinanza e fisco

453

Agenpress – “Lo spread  è influenzato da vari fattori. Il primo è il rallentamento dell’economia. Una maggiore incertezza sul futuro allarga i differenziali perché spinge gli investitori su titoli più sicuri. Non mi risulta però che ora ci sia una “fuga” dai titoli italiani. Ci sono piuttosto operazioni su futures e cds e ad agosto, quando i mercati sono più sottili, bastano anche piccoli movimenti per dare fluttuazioni di prezzi”.

Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, spiegando che le fibrillazioni sullo spread registrate negli ultimi giorni non sono tanto da collegare a fattori di incertezza quanto al fatto che ad agosto i volumi sono ridotti.

“Su riforma fiscale e reddito di cittadinanza bisogna partire davvero, e tracciare un calendario che indichi in modo nitido le misure da attuare nel 2019 e i progressi da compiere negli anni successivi”.

Tria ha sottolineato che il governo sta studiando anche di mettere mano alle pensioni, ma senza incidere “troppo” sulla spesa.

“Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio e lungo termine”. Quanto all’aggravio di spesa che la cosiddetta Quota 41 determinerebbe, Tria aggiunge: “Dipende dalle condizioni. Stiamo studiando, e non c’è ancora un quadro definito”.

Secondo il ministro dell’Economia, il governo avrebbe in cantiere di introdurre incentivi per il lavoro a tempo indeterminato nella prossima manovra. Commentando i timori del mondo delle imprese per la stretta sui contratti a termine, Tria ha aggiunto: “Mi rendo conto delle ragioni di questi timori, ma anche su questo aspetto occorre un ragionamento più freddo. Prima di tutto, sono sempre convinto del fatto che si debba aspettare di vedere gli effetti a regime, all’interno di un quadro più ampio di interventi che in manovra potranno vedere nuovi incentivi per il lavoro a tempo indeterminato. Non va ignorato del resto il fatto che in questo periodo c’è stato un abuso di contratti a termine, e anche dal punto di vista macroeconomico un aumento così forte di lavoro a tempo determinato è un problema perché non permette un investimento nel capitale umano e quindi un aumento della produttività, che rimane il grande malato italiano. Il problema esiste, e se la risposta è adeguata lo vedremo”.