Ritiro patente per smartphone alla guida. Codacons. Basta annunci, subito una direttiva

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Agenpress – Il Codacons appoggia in pieno la proposta del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, che ha parlato di un inasprimento delle sanzioni per chi usa lo smartphone mentre sta guidando, “fino all’eventualità del ritiro immediato della patente”. L’Associazione, infatti, chiede da anni tolleranza zero contro l’uso del cellulare alla guida, e ha più volte sollecitato – specie in occasione di esodi e festività – controlli a tappeto sulle strade attraverso l’ausilio di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Se la proposta è sacrosanta, però, il tempo degli annunci deve finire: serve subito una direttiva integrativa del Codice della Strada, per far sì che la misura entri in vigore a stretto giro. Altrimenti, ancora una volta, quelle del ministro rimarranno parole senza alcun seguito concreto: chiacchiere al vento, come tante già ascoltate in passato.

Il Codacons, inoltre, invita il ministro a riconsiderare la propria posizione riguardo il calendario sulla circolazione dei TIR. Mentre sulle autostrade italiane i morti solo nel 2017 sono aumentati dell’8% rispetto all’anno precedente (dati Istat), la lobby dei Tir, spalleggiata dal Ministro dei trasporti Toninelli, vuole eliminare ogni limitazione alla circolazione dei mezzi pesanti. L’incolumità e la sicurezza dei cittadini slitta al secondo posto rispetto agli interessi economici e produttivi di industrie e imprese, una scelta vergognosa e inaccettabile per un paese civile.

Ci auguriamo quindi che il ministro Toninelli, autore della lodevole proposta riguardo l’uso dei cellulari alla guida, voglia difendere le ragioni degli utenti anche riguardo quest’altra importante questione.

Dopo oltre 30 di battaglie a tutela dei cittadini e dei consumatori e migliaia di cause vinte in favore dei più deboli, il Codacons rischia di chiudere e scomparire dal panorama dell’associazionismo italiano: al centro della questione il contributo unificato che il Codacons, in qualità di Onlus, non è tenuta a pagare sugli atti legali portati avanti a difesa della società e della collettività, ma che il fisco italiano continua a richiedere in modo ossessivo, fino al recente pignoramento da 300mila euro da parte dell’Agenzia delle entrate, con conseguente blocco delle risorse, che appunto mette a rischio la sopravvivenza stessa dell’associazione.