Omicidio Yara. Cassazione conferma ergastolo per Bossetti. I detenuti fischiano contro la sentenza

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Agenpress – La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Massimo Giuseppe Bossetti, condannato in primo e secondo grado per l’omicidio di Yara Gambirasio, la giovane ginnasta di 13 anni il cui corpo venne trovato il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d’Isola, nel Bergamasco, a pochi chilometri da Brembate di Sopra, dove la ragazza viveva e da dove era scomparsa tre mesi prima

La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Adriano Iasillo, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Bossetti, condannando l’imputato al pagamento delle spese legali. La Corte ha anche dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura generale di Brescia contro l’assoluzione dal reato di calunnia per Bossetti.

Il muratore di Mapello si è sempre dichiarato non colpevole. La scomparsa di Yara risale al 26 novembre 2010 e la giovane fu trovata senza vita solo tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d’Isola. Sul corpo furono trovate tracce biologiche dalle quali i carabinieri sono risaliti a un dna maschile, il cosiddetto Ignoto 1. Un dna simile a quello trovato mesi dopo su una marca da bollo di un uomo morto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Da qui l’intuizione che Ignoto 1 potesse essere un suo figlio illegittimo. Dopo lunghe e complesse indagini, con prelievi a tappeto sulla popolazione della zona, Massimo Bossetti è arrestato nel giugno 2014. A carico di Bossetti, oltre al dna, anche le riprese di una videocamera con il furgone di Bossetti davanti alla palestra pochi minuti prima della scomparsa di Yara.

Quando Bossetti venerdì alle 22.17 ha sentito di nuovo la parola ergastolo affiancata al suo nome, ha abbandonato lo sguardo di ghiaccio e il volto gli si è riempito di lacrime. Una disperazione dovuta anche alla recente perdita della madre, Ester Arzuffi, alla quale era molto legato. A rincuorarlo i compagni cella, che l’hanno abbracciato e gli hanno sussurrato qualche parola di conforto. Altri detenuti, invece, avrebbero fischiato dopo la sentenza, in segno di protesta nei confronti dei giudici.

Carcere a vita, quindi, e la possibilità di incontrare la moglie Marita Comi e i suoi tre figli solo durante le visite all’interno della casa circondariale (come nella foto). Nicolas, 16 anni, Alice 13, Aurora 11. L’ex carpentiere di Mapello ha parlato spesso di loro in Aula e di quanto gli mancassero, dal giorno dell’arresto, il 16 giugno 2014. Ma nemmeno questo è servito a convincere i giudici.