Striscia di Gaza. Frontiere chiuse. In aumento i tumori e mortalità per mancanza di farmaci

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Agenpress – La difficoltà di avere i farmaci chemioterapici e il materiale utilizzato in radioterapia a causa della chiusura delle frontiere israeliana ed egiziana sono le principali cause dell’alta mortalità dei malati di tumore nella Striscia di Gaza.

Le donne con tumore della mammella che avevano avuto accesso a nessuna o al massimo a un solo tipo di terapia antitumorale, presentavano un rischio di morte di quasi 4 volte superiore a quelle che avevano potuto beneficiare di quattro terapie: chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia.

Lo sostengono i medici palestinesi Khaled Abusamaan, Mahmoud Daher e Fouad Elissawi, partner di una ricerca finanziata tra 2009 e 2014 dal Ministero della Salute italiano nell’ambito del programma EuroMed Cancer Network, progetto nato per favorire reti oncologiche nei paesi Mediterranei extra-europei. Lo studio, coordinato dal Centro di Riferimento Oncologico di Aviano in collaborazione con Airtum e Istituto Superiore di Sanità, è stato pubblicato su BMC Cancer.

Per Diego Serraino, direttore di Epidemiologia e Biostatistica del Cro e responsabile scientifico della ricerca “a 5 anni dalla diagnosi solo il 65% delle donne di Gaza cui è stato diagnosticato un tumore della mammella tra il 2005 e il 2014 era vivo. Una percentuale decisamente inferiore a quella della maggior parte dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: in Italia, per esempio, circa il 90% delle donne è vivo dopo 5 anni dalla diagnosi di tumore della mammella”.

Anche gli uomini e le donne che si ammalano di tumore del colon retto nella Striscia di Gaza rischiano di morire precocemente. Solo uno su due, infatti, sopravvive 5 anni, una riduzione di quasi 15 punti percentuali rispetto alla media dei Paesi Mediterranei”.  “Ancora maggiore – conclude Serraino – è la probabilità di morte per i malati di tumore del colon-retto, con un rischio quasi 10 volte più alto per chi non aveva avuto la possibilità di essere curato o, al massimo, aveva avuto accesso a un solo tipo di terapia antitumorale rispetto a chi era stato trattato con tre terapie: chirurgia, chemioterapia, e radioterapia”.