Standard & Poor’s: conti italiani a rischio. Ma il Governo va avanti. Salvini: film già visto

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Agenpress – “Con la manovra economica, evitiamo una stretta recessiva e rilanciamo la crescita grazie agli investimenti e ad un programma di profonde riforme strutturali. L’Italia è saldamente collocata all’interno dell’Unione europea e non c’è alcuna possibilità di uscita dall’Ue o dall’eurozona. Il governo è al lavoro per far ripartire il Paese su un sentiero di crescita e in direzione dello sviluppo sostenibile”. Così in una nota il premier Giuseppe Conte.

Standard & Poor’s conferma il rating dell’Italia a ‘BBB’ ma rivede al ribasso l’outlook a negativo da stabile. E avverte: le misure del governo ”peseranno sulla performance economica e finanziaria” del Paese mettendo a rischio ”la graduale ripresa” e minando la sostenibilità’ di lungo termine dei conti pubblici, soprattutto con il parziale capovolgimento della legge Fornero.

Standard & Poor’s descrive le stime del governo sulla crescita ”ottimiste” e prevede che il deficit si attesti l’anno prossimo al 2,7%, superiore quindi al 2,4% previsto da Palazzo Chigi. ”Non ci attendiamo piu’ che il debito rispetto al pil continui sulla traiettoria di calo. Prevediamo che resti fermo agli attuali livelli elevati del 128,5%” spiega Standard & Poor’s, secondo la quale il piano di bilancio del governo rappresenta un’inversione rispetto alla precedente strada intrapresa di risanamento di bilancio e questo ”indebolirà probabilmente la posizione di bilancio dell’Italia e le sue prospettive economiche”.

“E’ un film già visto. Le agenzie di rating non si sono accorte della crisi mondiale? In Italia non saltano né banche né imprese, dice  il vice premier e ministro dell’interno Matteo Salvini.

“Le agenzie di rating non misurano il benessere dei cittadini di un Paese, ma chi aspettava Standard&Poor’s per continuare a remare contro il governo oggi ha avuto una brutta sorpresa: il rating dell’Italia è stato confermato. Andiamo avanti! Il cambiamento sta arrivando”. Così Luigi Di Maio su twitter commenta le valutazioni dell’agenzia. Dopo giorni in cui i due vicepremier hanno sostenuto ripetutamente di non essere disponibili a cambiare manovra e strategia in politica economia, non è però detto che non diventi più forte la posizione di chi sostiene la necessità di qualche ritocco, con un occhio in particolare alle banche che potrebbero subire più di altri il peso del differenziale fra i Btp e i Bund. La partita certo resta complicata, anche per i toni accesi scelti dagli alleati.

Solo poche ore prima della valutazione di S&P, Luigi Di Maio aveva infatti assicurato di non temere le agenzie di rating. Ma non solo. Il leader pentastellato sceglie anche di andare allo scontro con il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, che ha messo in guardia dalle ricadute dell’innalzamento dello spread proprio sugli istituti di credito. “Siamo in un momento in cui bisogna tifare Italia – osserva – e mi meraviglio che un italiano si metta in questo modo ad avvelenare il clima ulteriormente”. Riescono a mostrare “molto più rispetto” addirittura i ministri tedeschi, è la chiosa.