Pakistan. Assolta Asia Bibi: era stata condannata a morte per blasfemia

571

Agenpress – La Corte Suprema del Pakistan ha assolto Asia Bibi, la donna cristiana che era stata condannata a morte per blasfemia nel 2010 e il cui caso ha scatenato indignazione all’estero e violenze nel paese. “Assolta da tutte le accuse”, ha detto il giudice Saqib Nisar al verdetto della Corte suprema, aggiungendo che la signora Bibi sarebbe stata rilasciata “immediatamente”.

Il Pakistan ha una delle leggi sulla blasfemia più dure del mondo: nata per proteggere l’Islam, la religione di Stato, per le ong è stata usata per perseguitare le minoranze religiose. Dal 1990 62 persone sono state uccise come risultato di accuse di blasfemia, secondo l’Economist. La cristiana Bibi è la più famosa fra i condannati a morte per blasfemia. Si è sempre detta innocente.

L’episodio che l’accusa accadde nel 2010. Una presunta “blasfemia”, una frase buttata lì durante un battibecco con altre lavoratrici stagionali di un frutteto nel Punjab che l’avevano umiliata per aver bevuto un bicchiere dal pozzo a lei proibito, in quanto “infedele cristiana” e quindi “impura”. Lei in quel caso avrebbe detto, secondo le testimonianze: “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità?” .

Il verdetto accoglie così il ricorso presentato nel 2015 contro la condanna emessa dall’Alta corte di Lahore (Lhc), che nell’ottobre 2014 aveva confermato la decisione di un tribunale di novembre 2010.

Gli attivisti per i diritti umani e la  comunità cristiana hanno accolto con favore il verdetto finale della Corte suprema. Khadim Hussain Rizvi, a capo del partito islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp), sta invece organizzando una protesta nazionale contro l’assoluzione della donna.   Asia Bibi era stata arrestata nel 2009 dalla polizia nel suo villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjab, in seguito alla denuncia di altre donne di fede musulmana per blasfemia dopo un presunto reato contro il profeta Maometto durante una discussione.