Codici identificativi, anche l’associazione Stefano Cucchi Onlus sostiene la campagna di Amnesty International Italia per chiederne l’introduzione

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Agenpress. Con un appello rivolto al ministro dell’Interno Matteo Salvini e al capo della Polizia Franco Gabrielli, Amnesty International Italia ha lanciato una campagna perché le forze di polizia siano dotate di codici identificativi alfanumerici individuali durante le operazioni di ordine pubblico.

Alla campagna hanno aderito A Buon Diritto, Antigone, Associazione Stefano Cucchi Onlus e Cittadinanzattiva. 

“Diciassette anni dopo il G8 di Genova del 2001, benché le violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani commesse in occasione di quell’evento siano state accertate in giudizio, molti fra gli appartenenti alle forze di polizia coinvolti sono rimasti impuniti, in parte proprio perché non fu possibile risalire all’identità di tutti gli agenti presenti”, scrive Amnesty.

Già nel 2012 il Parlamento europeo approvava una risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2010-2011) in cui, alla raccomandazione n. 192, si sollecitavano gli stati membri “a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo”.

“Diversi stati dell’Unione europea hanno dato seguito a questa richiesta, ma non l’Italia”, dice Amnesty International Italia. “Nel corso delle passate legislature, numerose iniziative parlamentari hanno sottolineato la necessità di rendere più agevole l’individuazione, laddove necessaria, dei singoli agenti adibiti a funzioni di ordine pubblico in occasione di manifestazioni. Tuttavia, queste proposte non hanno avuto esito positivo.

Amnesty International ritiene ormai urgente che sia varata una normativa in linea con gli standard internazionali, che preveda l’utilizzo di codici identificativi alfanumerici ben visibili sulle uniformi degli agenti impegnati in attività di ordine pubblico e che stabilisca che l’inosservanza di detto obbligo venga sanzionata.

L’organizzazione per i diritti umani auspica che su questo tema possa essere avviato un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate, compresi i sindacati delle forze di polizia”.